Il malato immaginario a La Fenice di Senigallia. Emilio Solfrizzi da perfetto capocomico trascina una brillante compagnia al successo

Il malato immaginario a La Fenice di Senigallia. Emilio Solfrizzi da perfetto capocomico trascina una brillante compagnia al successo / FOTO e VIDEO

di Stefano Fabrizi

Brillante. Già la commedia di Molière ha tutte le caratteristiche di un’opera d’intrattenimento efficace, ma l’operazione fatta dal regista Guglielmo Ferro con un capocomico strepitoso come Emilio Solfrizzi hanno reso Il malato immaginario una pièce irresistibile. E a sottolinearlo gli applausi e soprattutto le risate del pubblico del Teatro de La Fenice di Senigallia dove è andata in scena il 13 gennaio 2023. 

La trama

Lo spettacolo è ambientato nella casa di Argante, un uomo di mezz’età, ipocondriaco e convito di essere molto malato. Proprio per questo Argante vuole dare in sposa una delle sue figlie, Angelica, a Tommaso Diaforetico, nipote del dottor Purgone che lo ha in cura ed è anch’egli è prossimo a diventare medico. Il solo scopo di Argante (sempre alle prese con il conteggio di clisteri, medicine,  nomi latini delle malattie,  lavaggi gastrici, tisane e la ricerca del rimedio perfetto per gli umori guasti)  è quello di aver così a disposizione, gratuitamente, un dottore direttamente a casa, in quanto suo genero. Angelica è, però, innamorata di Cleante e sia la serva Tonietta che Beraldo, fratello di Argante, sono dalla parte di Angelica. Sullo sfondo, intanto, la seconda moglie di Argante punta soltanto ad averne l’eredità con il coinvolgimento del notaio Signor Buonafede. E come in ogni commedia dell’arte che si rispetti il finale è a sorpresa. Oddio di sorpresa ormai ce n’è ben poca essendo l’opera stata rappresentata il 10 febbraio 1673, cioè ormai 350 anni fa. Poco dopo Moliere nato nel 1622 (corre proprio nel mese di gennaio la ricorrenza della nascita), è scomparso. In origine era una comédie-ballet composta in tre atti seguiti da altrettanti intermezzi musicali accompagnati da balletti. Al debutto e solo per una settimana fu lo stesso autore a interpretare il ruolo di Argante. Con Il malato immaginario, Molière denunciava l’insufficiente formazione culturale della classe medica del tempo, accusando dottori e farmacisti di essere egoisti, ipocriti, avidi e pomposi. Allo stesso tempo, però, anche il malato e le manie ipocondriache erano oggetto della sua satira. Da notare che il regista Ferro ha alleggerito la durata con opportuni tagli come quello del canto tra Cleante e Angelica.

La scena

Semplice ma originale la scenografia disegnata da Fabiana Di Marco: sviluppata in verticale, nella parte centrale del palcoscenico, dà l’idea di una vera casa su più piani e contribuisce bene anche alla costruzione delle emozioni, come la preoccupazione e l’apprensione del Solfrizzi corre su e giù per le scale. L’elemento principale è comunque la poltrona dove si riposa Argante. I costumi d’epoca di Santuzza Calì aiutano subito a collocare nel tempo la vicenda. 

Il cast

Una bella squadra indubbiamente. L’immagine è quella del carrozzone della commedia d’arte guidato dal capocomico con gli attori che ne scendono per la rappresentazione sia davanti al popoletto che al sire. E in questa immagine Emilio Solfrizzi ci si immerge e fa suo il personaggio di Argante dandogli un tocco di unamo-cinismo che ce lo rende simpatico e da arrogante diventa vittima di sé e degli altri. L’espressività e i tempi comici fanno il resto. Indubbiamente una prova da incorniciare tra i grandi che si sono cimentati con questa figura come Tino Buazzelli, Romolo Valli, Luigi De Filippo, Franco Parenti, Giulio Bosetti, Paolo Bonacelli, non dimenticando la versione cinematografica con Alberto Sordi.

Ma se Solfrizzi è in tutto e  per tutto il capocomico non sfigurano nessun altro degli attori chiamati a svolgere la loro parte chi con “serietà” e chi con tratti “clowneschi”.

Perfetta nel ruolo della serva Tonietta Lisa Galantini che incalza e trama dando la cadenza a tutta la pièce. Ci ha particolarmente colpito anche l’interpretazione di Luca Massaro nei panni di Tommaso Trasuda, “Tommasino”: mantiene un ritmo sostenutissimo da sciogli-lingua dentro una maschera teatrale grottesca, decisamente sopra le righe. Bene Sergio Basile nei ruoli del dottor Purgone e del dottor Diaforetico

Da citare anche la sorprendente mimica di Cecilia D’Amico nei panni di Luigina, figlia minore di Argante. Eppoi non è da meno Viviana Altieri, la figlia maggiore di Argante contesa tra Tommasino e il suo vero amore Cleante ovvero Cristiano Dessì. Perfetti nei loro ruoli il resto della compagnia: Antonella Piccolo (Belania, seconda moglie di Argante) che trama per arraffare l’eredità, mentre cerca di dimostrarsi dolce e premurosa; Rosario Coppolino, Beraldo, il fratello di Argante, che sostiene la parte della persona concreta che cerca di aprire gli occhi al malato immaginario.

Infine, ricordiamo che le musiche originale sono di Massimiliano Pace e la produzione dello spettacolo è di Compagnia Moliere, La Contrada – Teatro Stabile di Trieste in collaborazione con Teatro Quirino – Vittorio Gassman.

I selfie

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