TeatrOltre 19esima edizione locandina

TeatrOltre: coinvolte 13 città delle Marche con 36 appuntamenti tra teatro, danza e musica contemporanea / TUTTO IL PROGRAMMA

di Stefano Fabrizi

Con una nutrita partecipazione alla conferenza in streaming di giornalisti, amministratori e artisti, venerdì 13 gennaio il direttore dell’Amat Gilberto Santini ha presentato il ricco programma delle 19esima edizione delle rassegna TeatrOltre. Quest’anno vede come novità decisamente importante l’uscita dai confini del territorio Pesarese per toccare altre province delle Marche coinvolgendo 13 Comuni. Tre le proposte alcune residenze e delle prime nazionali. La rassegna in questi anni si è conquistata uno spazio nazionale e oltre nel panorama delle nuove proposte che vede, altra caratteristica, la presenza di giovani autori accanto a importanti maestri. In tutto questo l’Amat è sempre più il veicolo e il raccordo dei principali eventi nella nostra regione.

TeatrOltre, festival ideato e realizzato all’insegna della multidisciplinarietà dall’AMAT con i Comuni del territorio, diventa un palcoscenico sempre più ampio per le più importanti esperienze dei linguaggi contemporanei. Accanto agli storici Comuni della provincia di Pesaro e Urbino che da 19 edizioni ne sono promotori, per l’edizione 2023, con il contributo di Regione Marche e MiC, il festival si svolge in 13 città della regionePesaro, Fano (in collaborazione con Fondazione Teatro della Fortuna), Urbino, Ascoli Piceno, Cagli, Fabriano, Fossombrone, Jesi (in collaborazione con Fondazione Pergolesi Spontini), Mondavio, Pergola, San Costanzo, San Lorenzo In Campo, Senigallia -con un calendario di ben 36 appuntamenti per uno sguardo su teatro, danza e musica “al presente” a 360 gradi.

Il 18 gennaio Beat Forward_studio segna al Teatro Sperimentale di Pesaro la collaborazione tra Igor x Moreno e Collettivo Mine, una ricerca coreografica sull’identificazione e la relazione tra individui. Il Teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo ospita il 28 gennaio Il cuore, la milza, il lago di Chronos 3, lavoro che nasce dall’esperienza vissuta dall’autrice Iris Basilicata in cui affiorano sentimenti contrastanti che emergono dopo una grande perdita. Leoni d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia, Antonio Rezza e Flavia Mastrella, l’uno performer-autore e l’altra artista autrice, giungono il 3 febbraio al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno con Hybris un lavoro permeato dalla comicità dissacrante e provocatoria che contraddistingue il lavoro dei due artisti e che vede in scena oltre allo stesso Rezza altri sei attori.

In collaborazione con Black Marmalade Records, il 3 febbraio alla Chiesa dell’Annunziata di Pesaro risuonano le note di Nziria, artista che riprende la tradizione neomelodica napoletana e la colloca su un terreno del tutto inedito con sonorità techno hardcore. Sempre a Pesaro, il 7 febbraio al Teatro Sperimentale al termine di una residenza di allestimento, appuntamento con Cantiere aperto per “Tre sorelle” di Muta Imago, una riscrittura del testo di Cechov di Riccardo Fazi per la regia di Claudia Sorace, parole lontane che entrano in relazione con il sentire attuale grazie all’interpretazione di Federica Dordei, Monica Piseddu, Arianna Pozzoli. Il 14 febbraio al Teatro Pergolesi di Jesi Babilonia Teatri parte dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo il 25 gennaio 2016 per costruire Ramy. The voice of revolution. Sul palco c’è Ramy Essam, conosciuto oggi in Egitto come la voce della rivoluzione, dal 2014 in esilio con un mandato di cattura per terrorismo, cantore da sempre di libertà e giustizia per il suo popolo.

Il 16 febbraio al Teatro Sanzio di Urbino è la volta di Stefano Sabelli con Figli di Abramo per la regia di Gianluca Iumiento, un monologo mai banale, una sorta di Mistero Buffo, incentrato sulla vita e la dinastia di Abramo. TeatrOltre prosegue il 17 febbraio al Teatro della Concordia di San Costanzo con Apocalisse tascabile di Niccolò Fettarappa e Sandri Lorenzo Guerrieri, spettacolo vincitore Premio In-Box 2021, un atto unico eroicomico che con stravaganza teologica porta in scena Dio in un supermercato alla periferia di Roma per annunciare la fine del mondo. Il 18 febbraio debutta in prima italiana alla Chiesa del Suffragio di Pesaro The present is not enough, un progetto di Silvia Calderoni e Ilenia Caleo, in scena con Giacomo AG, Tony Allotta, Gabriele Lepera, Fede Morini, Ondina Quadri. Silvia Calderoni è attrice, performer e autrice; Ilenia Caleo performer, attivista e ricercatrice. Si incontrano nel 2012 al Teatro Valle Occupato in Animale politico project di Motus e danno vita a un progetto comune tra residenze artistiche, atelier di ricerca e performance.

Il progetto di Toni Cutrone in arte Mai Mai Mai è un viaggio che racchiude suoni del folklore mediterraneo instillati in un’atmosfera cupa e misteriosa e fa tappa il 24 febbraio alla Chiesa dell’Annunziata di Pesaro, in collaborazione con Black Marmalade Records, opening act con Levi, nell’ambito di Glocal Sound / Giovane musica d’autore in circuito. Emma Nolde, una delle voci più interessanti del nuovo panorama musicale italiano, giunge al Teatro Concordia di San Costanzo il 25 febbraio con Dormi Tour, dal titolo dell’album co-prodotto con Francesco Motta. Indiscusso maestro del teatro europeo Antonio Latella firma la regia di Chi ha paura di Virginia Woolf? affidandone l’interpretazione a Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Ludovico Fededegni e Paola Giannini, il 28 febbraio al Teatro della Fortuna di Fano.

Dalla fortunata Trilogia degli occhiali, con l’impareggiabile potenza che la contraddistingue, Emma Dante raccoglie il capitolo Ballarini facendone uno spettacolo a sé stante, Il tango delle capinere con Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco al Teatro Sperimentale di Pesaro il 7 marzo. Una maratona per gli appassionati di danza per conoscere nuovi talenti regionali l’11 marzo con Sotto a chi danza!, una serata dedicata alle performance di giovani artisti marchigiani nella suggestiva Rotonda a Mare di Senigallia. Un libero adattamento da Le Sacre du printemps di Stravinskij, una visione di un mondo futuribile è Right, creazione originale di Carlo Massari in scena il 14 marzo al Teatro Sperimentale di Pesaro.

Il 16 marzo al Teatro Sanzio di Urbino è la volta di Cirano deve morire liberamente ispirato al Cyrano di Rostand, spettacolo vincitore del Bando Biennale College indetto dalla Biennale Teatro di Venezia 2018 diretta da Antonio Latella che, con la regia di Leonardo Manzan e l’interpretazione di Paola Giannini, Alessandro Bay Rossi e Giusto Cucchiarini, recupera la forza poetica del testo attraverso le rime e il ritmo del rap con musiche originali dal vivo.

La nuova abitudine, danza della Compagnia Mòra fondata e diretta dalla coreografa e drammaturga Claudia Castellucci, cofondatrice con Romeo Castellucci e con Chiara e Paolo Guidi della Socìetas Raffaello Sanzio (oggi Societas) e Leone d’Argento alla Biennale di Venezia Danza 2020, su canti Znamenny della tradizione russa, è il 19 marzo al Teatro Comunale di Cagli. “Poco dopo il suo debutto in Italia – racconta Claudia Castellucci – è avvenuta l’invasione russa dell’Ucraina. Da allora non è stato più possibile proporre questa danza, sia per l’impossibilità dei Cantanti di uscire dalla Russia, sia per il rifiuto generalizzato di avere relazioni con qualsiasi artista e talvolta perfino con opere d’arte che fossero di nazionalità russa. Con l’occasione di Cagli purtroppo resta impossibile fare la danza con la presenza dei Cantanti russi. Ciò nonostante, abbiamo deciso di interpretare lo stesso la danza, grazie alle voci registrate dei nostri Coristi”.

TeatrOltre prosegue all’insegna della musica a Pesaro. Il 22 marzo al Teatro Sperimentale con il cantautore/chitarrista folk statunitense Micah P. Hinson e il tour che prende il nome dal nuovo album I lie to you, il 1 aprile alla Chiesa dell’Annunziata con Oberdan e Mosca, due artisti del territorio in un’unica serata, in collaborazione con Black Marmalade Records. Dopo il grande successo di Trascendi e sali Alessandro Bergonzoni si prepara per il suo sedicesimo testo teatrale e arriva in scena con Teatro Studio il 1 aprile al Teatro Gentile di Fabriano e il 2 aprile al Teatro della Fortuna di Fano. Un vero teatro studio che ogni sera ricercherà e cambierà sempre alla ricerca di quel pensiero non sistematico che da anni caratterizza Bergonzoni in ogni campo artistico che frequenta.

Chiara Lagani in L’amica geniale a fumetti il 4 aprile alla Chiesa dell’Annunziata di Pesaro recita i testi di Elena Ferrante e alle sue spalle corrono i disegni animati tratti dal libro della stessa Lagani con Mara Cerri (5 aprile replica matinée per le scuole). Lucia Calamaro è una delle più interessanti drammaturghe e registe italiane contemporanee; Lucia Mascino, attrice poliedrica la cui carriera spazia dal teatro, alla televisione, al cinema. Il monologo Smarrimento il 15 aprile al Teatro Apollo di Mondavio segna l’incontro artistico dei due indiscutibili talenti. HellO° di Kinkaleri è una costola dell’ultimo lavoro del gruppo – Massimo Conti, Marco Mazzoni, Gina Monaco – per la scena, OtellO, non un estratto ma un ulteriore approfondimento a partire dall’opera di William Shakespeare, il 18 aprile al Teatro Sperimentale di Pesaro.

Alec Ounsworth, voce e piano, approda a TeatrOltre con il suo progetto Clap Your Hands Say Yeah alla Chiesa dell’Annunziata di Pesaro il 21 aprile per un appuntamento dal sapore internazionale. In Io non sono nessuno Emilia Verginelli – ancora alla Chiesa dell’Annunziata di Pesaro il 27 aprile – raccoglie episodi della propria esperienza come volontaria teatrale all’interno di una casa-famiglia e indaga il mio rapporto con alcuni dei bambini che la abitano. Prosegue a ritmo serrato il viaggio di TeatrOltre con Tycoons, nuova produzione di servomutoTeatro per la regia di Michele Segreto, al Teatro Angel Dal Foco di Pergola il 4 maggio, secondo capitolo di una trilogia legata alla riflessione sul sistema economico e produttivo, fra politica e mercato. Un lavoro dalle tinte forti (sconsigliato ai minori di 14 anni e a chi è affetto da epilessia, cardiopatia, persone fotosensibili e claustrofobiche), Manfred di Maria Alterno e Richard Pareschi il 5 maggio alla Chiesa dell’Annunziata di Pesaro è “l’ecodramma della nostra esistenza, sullo sfondo di un’apocalisse incombente”, come scrive Madalena Reversa che cura la produzione del lavoro con Motus.

Premio Ubu Spettacolo dell’anno 2022, TeatrOltre ospita l’11 maggio al Teatro Sperimentale di Pesaro L’Angelo della Storia di Sotterraneo, ideazione e regia di Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa. Il lavoro assembla aneddoti storici di secoli e geografie differenti, gesti assurdi che raccontano i paradossi di intere epoche, messi in cortocircuito con il pensiero filosofico di Walter Benjamin.

Durante l’anno Accademico 2020/2021 dentro la tempesta perfetta di un anno scolastico pandemico, gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Urbino hanno ideato, una trilogia per cercare di scoprire o di mappare il senso dell’abitare dentro le città insolitamente vuote. La joie de vivre è l’ultimo capitolo di questo vagare, in scena a TeatrOltre dal 15 al 17 maggio nella Chiesa di San Filippo di Fossombrone. Scritto e diretto da Francesca Garolla, vincitrice Premio Valeria Moriconi.

Futuro della Scena 2022, e interpretato da Viola Graziosi Per la vita è un lavoro che nasce all’interno di una trilogia che indaga il tema della libertà e arriva in scena a TeatrOltre in forma di “cantiere aperto” al termine di una residenza di allestimento alla Chiesa dell’Annunziata di Pesaro il 20 maggio e in forma di “primo studio” al Teatro Pergolesi di Jesi il 21 maggio.

Il 27 maggio con Pesaro Danza Focus una festa della danza esplode in città. Si comincia alle ore 17 nel centro storico con Manbuhsona, creazione per cinque ballerini di Pablo Girolami, danzatore e coreografo nato a Neuchâtel con origini italo-spagnole e diplomato alla Tanz Akademie Zuerich, un viaggio temporale e nello spazio che collega radici primordiali e futuro prossimo. These 2 shall pass a Palazzo Gradari alle ore 18.30 è uno spettacolo del duo israeliano formato da Oryan Yohanan e Ilana Sarah Claire Bellahsen, un duetto animalesco, grottesco, sexy e autoironico che presenta una visione aperta dell’esperienza femminile. Alle ore 21 al Teatro Sperimentale il giovanissimo artista campano Adriano Bolognino presenta Rua da Saudade, ispirato all’opera di Fernando Pessoa, spettacolo che elabora il rarefatto concetto di saudade affidando la danza a quattro giovani e intense danzatrici. Pesaro Danza Focus volge al termine alle ore 22.30 alla Chiesa dell’Annunziata con Questo è il mio corpo (un’altra Ofelia) di e con Giada Vailati e Francesco Sacco, lavoro che nasce da un percorso di ricerca attorno al personaggio shakespeariano. La conclusione di TeatrOltre il 10 giugno è a Pesaro (Chiesa dell’Annunziata) con un altro progetto di residenza e la condivisione con il pubblico in forma di “cantiere aperto” di Lourdes, un progetto di e con Emilia Verginelli, testimonianze reali da cui partire per un’osservazione clinica del fenomeno “Lourdes”.

IL PROGRAMMA

18 GENNAIO

PESARO

TEATRO SPERIMENTALE

[RESIDENZA DI ALLESTIMENTO]

BEAT FORWARD _ studio

 

IGOR X MORENO

X COLLETTIVO MINE

interpreti Francesco Saverio Cavaliere, Siro Guglielmi

Fabio Novembrini, Roberta Racis, Silvia Sisto

regia Igor Urzelai e Moreno Solinas

musica AA. VV. [mix Igor Urzelai]

costumi Rebecca Ihle

produzione S’ALA, Fabbrica Europa

 

Beat Forward segna la collaborazione tra Igor x Moreno e Collettivo Mine.

Questa nuova creazione nasce dalla rielaborazione di BEAT, solo creato da Igor Urzelai e Moreno Solinas nel 2019. Beat Forward è uno spettacolo inedito in cui la coreografia originale viene reinventata e moltiplicata nei corpi di Francesco Saverio Cavaliere, Siro Guglielmi, Fabio Novembrini, Roberta Racis e Silvia Sisto.

Cavalcando una colonna sonora di musica techno, Beat Forward è una celebrazione del piacere di ballare su una pulsazione, lasciando che l’energia aumenti di intensità e che le sensazioni, condivise tra performer e pubblico, si trasformino.

Il vocabolario di movimento si concentra sulla comunicazione non verbale, appropriandosene e modellandola coreograficamente. Il pubblico osserva le trasformazioni dei gesti, i cenni del capo, la postura, l’espressione del viso. La coreografia spazia dal movimento di tutto il corpo fino ai più piccoli dettagli, dall’astratto all’espressivo, creando un bombardamento di immagini, sconvolgendo costantemente la lettura e l’interpretazione di chi guarda e creando un effetto ipnotico.

Beat Forward è una ricerca su come ci identifichiamo e come ci relazioniamo, su come ci riconosciamo o meno nelle altre persone e su come siamo in grado di proiettare immagini molteplici di noi stessi.

28 GENNAIO

SAN LORENZO IN CAMPO

TEATRO TIBERINI

IL CUORE, LA MILZA, IL LAGO

spettacolo sostenuto nell’ambito di NEXT 2022/2023

progetto di Regione Lombardi

 in collaborazione con Fondazione Cariplo

 

progetto Chronos 3

autrice Iris Basilicata

con Iris Basilicata, Edoardo Rivoira

regia Vittorio Borsari

grafica scenografie Tommaso Osnaghi

costumi Greta Bolzoni

grafica Camilla Zanini

 

Il punto di partenza è il testo Il cuore, la milza, il lago di Iris Basilicata, un testo in linea con la poetica e il percorso della Compagnia Chronos 3 nella drammaturgia contemporanea italiana.

Il cuore, la milza, il lago nasce da una esperienza che l’autrice ha vissuto in prima persona e che negli anni è riuscita ad elaborare sotto forma di vari racconti brevi e poesie per poi arrivare a comporne la struttura drammaturgica. Nel novembre del 2020 Iris Basilicata ha portato a compimento il testo durante la frequentazione di uno dei laboratori appartenenti al ciclo “Officine di drammaturgia” condotto da Lucia Calamaro.

“Una cosa che nessuno dice probabilmente per vergogna è che dopo la morte di un figlio la madre è incazzata con lui. Arrivi addirittura a detestarlo, è un sentimento immediato che ti si innesta dentro oltre al perenne senso di colpa. La prima cosa che ti esce fuori e che nessuno dice e che mai dirà apertamente è che odi tuo figlio perché ti ha rovinato la vita”. Queste sono le parole che una persona molto vicina all’autrice le ha confidato dopo aver perso la sua bambina.

Il terreno del non detto è sempre un qualcosa di fertile e per questo Il cuore, la milza, il lago prova ad indagare questo ed altri sentimenti contrastanti che emergono dopo una perdita così grande.

Giovanni, figlio ventenne di Lucia è morto annegato mentre nuotava in un lago durante una vacanza con gli amici. Nella vicenda i due si ritrovano in un improbabile dialogo in cui comprendono che la vita offre sempre una seconda possibilità per potersi ancora vivere. O forse no. Dopo la perdita di un figlio cosa succede? È un figlio quello che da veramente nome alla nostra esistenza? Se lo chiede Lucia, madre in là con gli anni ma ancora luminosa, che riempie dolcemente il vuoto della sua casa con un acquario di pesci ma senza all’interno alcun animale, sperando forse un giorno di ritrovarci dentro il figlio nuotare felice come alcuni attimi prima di andarsene. Giovanni e Lucia creano un loro mondo ideale in cui tentano con tutti loro stessi di instaurare un dialogo sano e puro: i due litigano, si amano, si odiano, si rivelano, finalmente senza filtri perché ormai liberi di poterlo fare. Una madre e un figlio che si scoprono e si riscoprono confessandosi quello che nella vita non hanno avuto il coraggio di dirsi, continuando a portare avanti il loro rapporto, a parlare del futuro, a litigare per poi fare pace. Se però da una parte Lucia rivela al figlio che ogni tanto vorrebbe poter avere la libertà di sorridere ancora senza sentirsi successivamente in colpa, dall’altra Giovanni si lamenta del fatto che non potrà più realizzare i suoi sogni e addirittura non potrà più vedere svanite le sue paure.

Se è vero che i morti non ci lasciano mai allora possiamo sentirli all’interno del nostro corpo nel senso di più internamente possibile. In una intervista che il sito Vice ha effettuato ad una donna dopo aver perso per sempre la persona a lei più cara si legge “L’epidermide si rinnova completamente ogni 70 giorni. Quando l’ho letto, lui era morto da 21 giorni. Ho pensato: altri 49 giorni e la mia pelle non avrà mai toccato la sua”. Ma dove finisce il ricordo? Dove si infiltra? Lucia tenta disperatamente di tenere a sé Giovanni appiccicandolo nelle sue membra, nel cuore, nella milza – appunto – nella bocca, tra le ciglia, per non farlo scappare. Per ogni figlio, però, arriva l’ora di diventare adulti e di lasciare la casa paterna in un modo o nell’altro. E così, dopo una perdita tanto tremenda, tutto continua ancora ad essere irrimediabilmente al proprio posto.

3 FEBBRAIO

ASCOLI PICENO

TEATRO VENTIDIO BASSO

HYBRIS

 

 

di Flavia Mastrella, Antonio Rezza

con Antonio Rezza

e con Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Chiara Perrini

Enzo Di Norscia, Antonella Rizzo, Daniele Cavaioli

e con la partecipazione straordinaria di Maria Grazia Sughi

(mai) scritto da Antonio Rezza

habitat Flavia Mastrella

assistente alla creazione Massimo Camilli

luci e tecnica Daria Grispino

produzione RezzaMastrella, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, Teatro di Sardegna

coproduzione Spoleto, Festival dei Due Mondi

 

Come si possono riempire le cose vuote? È possibile che il vuoto sia solo un punto di vista? La porta… perché solo così ci si allontana. Ognuno perde l’orientamento, la certezza di essere in un luogo, perde il suo regno così in terra e non in cielo. L’uomo fa il verso alla belva. Che lui stesso rappresenta. Senza rancore. La porta ha perso la stanza e il suo significato, apre sul nulla e chiude sul nulla. Divide quello che non c’è… intorno un ambiente asettico fatto di bagliori. L’essere è prigioniero del corpo, fascinato dall’onnipotenza della sua immagine trasforma il suo aspetto per raggiungere la bellezza immobile e silente che tanto gli è cara. Le gabbie naturali imposte dal mondo legiferano della nascita, della crescita e della cultura, ma la morte è come al solito insabbiata; ai bambolotti queste cose sembrano inutili sofferenze, antiche volgarità. La porta attraversata dal corpo, che è di cervello e profondamente pigro, si trasforma in un portale nel vuoto; al bordo del precipizio si può immaginare un mondo alternativo ma il bambolotto si lascia abitare da chiunque, di ognuno prende un pezzo, uno spunto, sicuro e consapevole di dare una direzione sua alle cose. La spina dorsale si allunga e si anima: finalmente si divide. Aprire la porta sulle altrui incertezze, sull’ambiguità, sull’insicurezza dell’essere e la meschinità dello stare. Chiunque sta in un punto, detta legge in quel punto. Ci si conosce sotto i piedi, nulla può durare a lungo quando due persone si incontrano esattamente dove sono: e dove stanno non si vede bene perché ci sono i piedi sopra.

I rapporti finiscono perché nascono sotto i calcagni, senza rispetto. Piccoli dittatori che fanno della posizione la loro roccaforte. Ma poi barcollano con una porta davanti gestita da un carnefice inesatto che stabilisce dove gli altri vivono. Non cambia molto essere un metro oltre o un metro prima, ma muta lo stato d’animo di chi sapeva dove era e adesso ignora dove andrà perché non sa da dove parte. Chi bussa sta dentro, chi bussa cerca disperatamente che qualcuno da fuori chieda “chi è?”. Bussiamo troppo spesso da fuori per tutelare le poche persone che vivono all’interno, si tratta di famiglie di due o tre elementi, piccoli centri di potere chiusi a chiave. Dovremmo imparare a bussare ogni volta che usciamo, perché fuori ci sono tutti, l’esterno è proprietà riservata, condominio esistenziale, casa aperta. L’educazione va sfoggiata in mezzo agli altri e non pretesa quando ci si spranga insieme al parentato. La famiglia la sera chiude fuori tutta l’umanità, che senso ha accogliere il diverso quando ogni notte ci barrichiamo dichiarando l’invalicabilità della nostra dimora? Infimi governanti delle pareti domestiche, come le bestie. L’uomo diventa circense, domatore della proprietà privata.

3 FEBBRAIO

PESARO

CHIESA DELL’ANNUNZIATA

NZIRIA

LIVE A/V

in collaborazione con Black Marmalade Records

 

Nziria, il nuovo progetto sperimentale dell’artista Tullia Benedicta, debutta sull’etichetta di Gabber Eleganza, Never Sleep, con l’album XXYBRID. L’album, registrato durante il lockdown, è stato concepito dall’artista come un atto psicomagico, volto a riscoprire le sue origini napoletane e a rileggere alcuni dei topoi della cultura partenopea. Nziria si riappropria del dialetto napoletano, che ha appreso ascoltando i suoi nonni da piccol*: il nome stesso, ’nziria, è parola dialettale pressoché intraducibile, che indica il capriccio ostinato e senza motivo dei bambini quando sono stanchi. Nziria integra le forme e i temi portanti della canzone neomelodica, rigenerandone tuttavia lo scenario cis-eteronormato.

Attraverso un cantato potente e androgino reinterpreta le storie stereotipate, quasi archetipiche, del neomelodico, cantando di amore queer e di tutte quelle identità non statiche ma in continuo divenire.

La musica Neomelodica, nata a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta dopo il declino della canzone classica napoletana, diventa iconica del Meridione attraverso le voci di artisti come Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio. Legata intrinsecamente a contesti al di fuori della legalità, attraverso i suoi testi struggenti e le sonorità pop, essa si fa portavoce di una società frammentata, tormentata e poco incline ad uscire dai suoi cliché.

Hard Neomelodic è il termine scelto dall’artista per descrivere la sua ricerca, attraverso la quale dà forma ad uno spazio sonoro in cui generi dirompenti come il Neomelodico e l’ Hardcore si affiancano fin quasi a confondersi, rendendo l’ibridazione un’arena per la libera autodeterminazione. In quanto artista non-binary, Nziria attinge dalla propria esperienza per affrontare tematiche atemporali, quali l’alterità, la diversità e l’inclusività. La sua volontà di trasformare i testi eteronormati e non inclusivi della canzone Neomelodica si colloca all’interno di una più vasta lotta contro le discriminazioni di genere, spesso radicate nelle società occidentali. Nziria immerge l’eclettico immaginario napoletano, popolato da simboli pagani, personaggi teatrali, figure chimeriche, effigi sacre e credenze iperboliche, in sofisticate sonorità all’avanguardia, ispirandosi a generi come l’Hardcore Gabber, la Trance e l’Italodance 2000, caratteristici della sua adolescenza trascorsa sulla Riviera Romagnola: “Ho cercato di racchiudere in questo disco quel piccolo universo simbolico che, almeno per me, è la cultura napoletana. Alcune immagini sono reminiscenze della mia infanzia, altre invece sono cose che ho scoperto in età adulta, quando ho deciso di rivolgere lo sguardo alle mie origini e di abbracciarle con orgoglio. Ho scelto di inserire riferimenti a storia, culto, tradizioni, di celebrare la Tarantella in una chiave diversa ma in un qualche modo affine, e di iniziare il disco con una figura magica, il Femminiello, perché volevo che questo disco fosse così: ibrido, misterioso e fortunato.”

XXYBRID si presenta come un’architettura sacra, a tratti densa e viscerale – come nell’intensa e nostalgica Amam Ancora – a tratti aerea e frantumata – come nel crescendo dalle sonorità rave di Hard Tarantella, in cui l’artista ha incluso una conversazione con una fedele sul concetto di fede, registrata dentro una chiesa a Napoli. Il concetto di sacro è uno dei cardini dell’album di esordio di Nziria, in quanto segno caratteristico del magnetismo di Napoli e frutto del sincretismo tra icone cristiane e superstizioni pagane e magia. Non a caso la prima traccia ’E Riavule è dedicata alla figura del Diavolo, che nella Tombola napoletana è associata al numero 77, intorno alla quale un Femminiello racconta un aneddoto. Altro tema portante del disco è quello della nostalgia, che trova la sua rappresentazione più compiuta in Pensiero, in cui la nostalgia per la persona amata si sovrappone alla nostalgia per un luogo che è anche un tempo, un passato dorato cui è doloroso fare ritorno; d’altronde la nostalgia è etimologicamente “dolore del ritorno”. Simbolismo e spiritualismo raggiungono il loro apice nella traccia finale, ’O Dolor, concepita da Nziria come un momento di elevazione in cui voce, arpeggi inquieti e sintesi granulare si condensano fino ad eclissarsi, lasciando a chi ascolta un sottile ed infinito spazio di meditazione. XXYBRID è uscito a maggio 2022 su NEVER SLEEP, in vinile e formato digitale.

7 FEBBRAIO

PESARO

TEATRO SPERIMENTALE

[RESIDENZA DI ALLESTIMENTO]

CANTIERE APERTO PER

“TRE SORELLE”

 

regia, scene e luci Claudia Sorace

drammaturgia Riccardo Fazi

con Federica Dordei, Monica Piseddu, Arianna Pozzoli

coproduzione Index Muta Imago e Teatro di Roma – Teatro Nazionale

in collaborazione con AMAT & Teatri di Pesaro per “Pesaro 2024. Capitale Italiana di Cultura”

con il sostegno di Festival delle Colline Torinesi, TPE/ Teatro Piemonte Europa

Index Muta Imago è sostenuta da Ministero della Cultura

 

Esiste almeno una cosa stabile su cui si fonda l’universo o non c’è nulla a cui aggrapparsi in questa catena di movimenti senza sosta nel quale tutto è intrappolato? [Karl Schwarzschild, fisico teorico, 1914]

 Ogni migrante, in cuor suo, sa che tornare a casa è impossibile. [John Berger, 1984]

Una casa in rovina. Circondata da una natura indifferente che sembra premere alle pareti, sui vetri delle finestre. Un rifugio, uno shelter, tra i cui confini abitano tre sorelle: donne, esuli, apolidi; ma anche streghe, sciamane, barbone. Mentre fuori il mondo per come lo conoscevano va in rovina, cercano disperatamente di tenere insieme un riparo. Contro lo spaesamento, il senso di sradicamento e di abbandono, improvvisano un rifugio, costruiscono strategie, atti magici, abitudini; parole, opinioni, gesti, azioni che permettano loro di tenere insieme “la casa”, il centro del mondo. In un tempo che sconvolge, dominato da rotture, stravolgimenti e paure; tra incendi, tempeste di neve, esercitazioni di una guerra lontana, le tre donne, barricate in casa, cercano nel passato e nel futuro l’unica possibilità di pienezza, di profondità, di comprensione. Si muovono senza sosta, spostano mobili, si cambiano d’abito, si preparano per una festa di compleanno. Il loro tempo è esploso, il loro presente si muove tra scosse e frammenti dispersi di eventi lontani, passati e futuri.

“Dove andremo a finire? Che ne sarà di noi?”

Pensiamo alle Tre Sorelle e le immaginiamo esuli. Tra le fragili pareti di una capanna, di una tenda, forse nemmeno di una casa. Fuori dal tempo. Bloccate nello spazio. Senza punti di riferimento, ma non per questo dome, pacificate, ma anzi, sempre colte nel pieno del loro tentativo di tornare. Sempre pronte a ricominciare, a cercare nuove maniere di ricreare un centro, di liberarsi del presente, tornando al passato per riappropriarsi del futuro.

Lavoriamo a una riscrittura del testo di Cechov per capire come queste parole lontane possano entrare in relazione con il sentire attuale. Una riscrittura che mette al centro degli eventi le tre donne protagoniste del dramma: tre donne, tre esuli, rimaste ormai sole. Gli eventi raccontati nel dramma di Cechov sono già accaduti, o forse, devono ancora accadere, fatto sta che nel rifugio, nella casa, sono rimaste solo loro: hanno abbandonato il mondo e il mondo le ha dimenticate. Vogliamo lavorare a partire dal testo di Cechov, ma utilizzarlo come fosse un racconto di fantasmi. Il testo-matrice sarà rappresentato dalle battute delle Sorelle, linea drammaturgica principale dalla quale si apriranno come in un origami fantastico le voci e gli eventi legati agli altri protagonisti del dramma. Sarà solo a partire dalle loro parole, dai loro corpi, dai loro giochi che le tracce del dramma cechoviano affioreranno.

Ispirate alle due protagoniste del documentario Grey Gardens dei fratelli Maysles che racconta la vita da recluse di Edith Bouvier Beale e della figlia Ewing nella magione fatiscente che dà il nome al film, le nostre sorelle abitano un presente il cui centro è ormai perduto: costrette ad abbandonare le loro vite precedenti, improvvisano un rifugio, proteggono la loro identità attraverso le abitudini. Utilizzano la materia prima della ripetizione per tornare all’infinito a dare vita a figure che appartengono ormai al loro passato, in un esercizio continuo di possessione e di esorcismo allo stesso tempo. La casa è letteralmente infestata da queste presenze.

Parole, battute, opinioni, gesti, azioni, perfino il modo di portare uno scialle sulla testa, tutto serve nel disperato tentativo di proteggersi dalla mancanza di senso: le voci di persone lontane nel tempo e nello spazio, raccolte e salvate, che continuano a risuonare da telefoni cellulari e radio; gli abiti raccolti di corsa, come scappando da un incendio; gli scheletri di vecchi mobili di cui bisogna reinventare la funzione.

La morte del padre, l’abbandono di Versinin, le dichiarazioni d’amore di Tuzenbach, i discorsi sul tempo e sul futuro, il carnevale notturno, l’incendio: scene e momenti riaffiorano e ritornano, all’interno di una sorta di capsula temporale che attraversa gli anni, ripresentandoli ogni giorno. Possessioni, incontri, incarnazioni, viaggi nel tempo che si chiedono e ci chiedono, così come faceva Virginia Woolf nelle ultime pagine dei suoi diari, mentre la guerra infuriava su Londra: “Cosa c’è di reale in tutto questo? Avremo mai nuovamente una vita vera?”

14 FEBBRAIO

JESI

TEATRO PERGOLESI

RAMY

THE VOICE OF REVOLUTION

 

di Valeria Raimondi ed Enrico Castellani

con Ramy Essam, Enrico Castellani, Valeria Raimondi e Amani Sadat, Luca Scotton

luci Babilonia Teatri/Luca Scotton

direzione di scena e video design Luca Scotton

produzione Teatro Metastasio di Prato

 

 Giulio Regeni scompare il 25 gennaio 2016 al Cairo, dove stava sviluppando una ricerca sul campo, per la sua tesi di dottorato presso l’Università di Cambridge.

Il 3 febbraio il suo corpo viene ritrovato privo di vita lungo l’autostrada che collega il Cairo con Alessandria. Sul suo corpo ci sono chiari segni di tortura.

Un cittadino italiano, con passaporto italiano, subisce lo stesso trattamento che generalmente spetta agli egiziani invisi al regime.

La notizia fa immediatamente il giro del mondo.

Da quel 25 gennaio ad oggi non si è ancora giunti ad avere verità e giustizia.

Ancora oggi non si conoscono i responsabili del rapimento, della tortura e dalla morte di Giulio Regeni.

Esattamente 5 anni prima, il 25 gennaio 2011, inizia la rivoluzione egiziana, che nel giro di pochi giorni porterà alla destituzione di Moubarak.

Uno dei fattori scatenanti è stata l’uccisione, da parte di 2 poliziotti, di Khalid Said, colpevole di aver chiesto il motivo di una perquisizione improvvisa nei suoi confronti all’interno di un internet caffè.  Khalid Said verrà picchiato selvaggiamente e poi portato in caserma dove verrà torturato e ucciso. Il suo corpo verrà ritrovato privo di vita in mezzo ad una strada.

Il 25 gennaio 2011 in piazza Tahrir c’era Ramy Essam, conosciuto oggi in Egitto come la voce della rivoluzione.

Ramy in piazza cantava per Khalid Said, per tutti i Khalid Said, che prima e dopo Khalid Said hanno subito la stessa sorte.

Ramy cantava per destituire Mubarak e, ad oggi, non ha mai smesso di cantare contro i regimi che si sono susseguiti in Egitto.

Dal 2014 Ramy vive in esilio, non può più mettere piede in Egitto, sulla sua testa pende un mandato di cattura per terrorismo.

Nel mandato di cattura non si fa alcun riferimento alla sua arte e ai contenuti delle sue canzoni, ma è palese che il regime non gradisce in nessun modo la richiesta di libertà e giustizia per il suo popolo che lui canta senza sosta e che l’accusa di terrorismo è del tutto infondata.

Le canzoni di Ramy, in Egitto e non solo, le conoscono tutti, i suoi video arrivano ad avere 10 milioni di visualizzazioni, ma lui, per la sua gente, non può cantare. Neanche una nota. Una parola. La sua bocca deve restare chiusa. Può entrare in contatto con chi lo segue solo attraverso uno schermo.

Giulio ha aperto i nostri occhi.

Giulio ci ha portati a conoscere Ramy.

Giulio ogni giorno ci pone delle domande e chiede risposte.

Domande che da soli non avevamo le parole per formulare, ma che oggi, lavorando sul palco fianco a fianco con Ramy diventano profondamente concrete, profondamente umane, profondamente politiche, profondamente autentiche.

Con questo spettacolo vogliamo dare voce a queste domande.

Cosa significa Stato. Cosa significa giustizia. Cosa significa potere. Cosa significa polizia. Cosa significa processo. Cosa significa legalità. Cosa significa carcere. Cosa significa tortura. Cosa significa opinione pubblica. Cosa significano giornalismo e libertà d’informazione.

Cosa significa responsabilità, umanità, forza.

Con che metro misuriamo la distanza tra le ripetute dichiarazioni del regime, in cui si esprime la volontà di collaborare alla ricerca della verità, e i continui depistaggi. Che nome diamo alle dichiarazioni dei nostri politici che affermano di pretendere verità e giustizia, ma a cui non seguono le azioni necessarie per ottenerle.

Con questo spettacolo vogliamo raccontare l’Egitto oggi. L’Italia oggi. I rapporti tra i due paesi. A raccontarlo, con noi, sarà la voce di chi, come Ramy, vive ogni giorno sulla sua pelle cosa significa dittatura.

Ramy lo canterà e lo griderà con la grazia, la poesia, la rabbia e la nostalgia di chi paga tutti i giorni un prezzo altissimo, l’esilio, per le proprie scelte.

La sua ultima canzone mette alla berlina il regime ed è costata il carcere a 7 dei suoi collaboratori.
3 di loro sono tutt’ora in carcere. Ramy quella canzone non la canta più. Suonarla fa troppo male anche a chi, in nome delle proprie idee, vede tutti i giorni la sua vita intrappolata.  

Con questo spettacolo vogliamo chiedere che chi di dovere smetta di temporeggiare, di mentire, di evadere.

Vogliamo smascherare l’ipocrisia di certa politica. Vogliamo raccontare come e quanto la ragione di Stato sia pronta a calpestare i diritti inviolabili dell’uomo, sanciti a più riprese da convenzioni internazionali che, nei fatti, restano lettera morta.

Vogliamo interrogarci sulla nostra debolezza.

Sulla debolezza di uno Stato che non sa dare delle risposte trasparenti.

Vogliamo raccontare come il nostro essere cittadini liberi in uno Stato libero incontri e si scontri con delle dinamiche da vittima e carnefice.

Con delle dinamiche che ledono, offendono e giocano con la dignità delle persone.

Crediamo che questo non sia mai ammissibile e che valga sempre la pena di ribadirlo con forza e determinazione.

Per non smettere di essere cittadini liberi in uno stato libero.

16 FEBBRAIO

URBINO

TEATRO SANZIO

FIGLI DI ABRAMO

di Svein Tindberg

traduzione e regia Gianluca Iumiento

adattamento e interpretazione Stefano Sabelli

musiche dal vivo Giuseppe Moffa

proiezioni e immagini Kezia Terracciano

produzione Teatro del Loto di Teatrimolisani

 

Il monologo è una sorta di Mistero Buffo, incentrato sulla vita e la dinastia di Abramo che mette in scena il diario di viaggio di un attore, che da Gerusalemme si mette alla Ricerca dell’Abramo perduto.

La storia dell’uomo che da 4 millenni è riferimento di fede per miliardi di persone sulla Terra, è narrata in modo colto ma pure con grande ironia e divertimento. Sono così, rievocati mito e leggenda del primo profeta monoteista dell’Umanità. Un vero innovatore che a Ur dei Caldei, dov’era nato, in Mesopotamia, rifiutò l’idolatria dei suoi tempi, per credere in un solo e unico Dio creatore. Da ribelle ai facili idoli, Abramo, divenne, per questo, il primo esule braccato dell’Umanità e il suo perenne peregrinare – dalla Mesopotamia all’Egitto; dalla Cisgiordania alla Penisola arabica; dal Mar Rosso al Mediterraneo – fu teso alla ricerca e all’approdo della Terra promessa.

Figli di Abramo, affascinando con una affabulazione fatta di mille storie e mille miti connessi con Abramo che s’intrecciano fra loro, indaga l’origine delle tre grandi fedi monoteiste, entrando nel merito della loro comune discendenza abramitica. Racconta però anche la Storia di conflitti perenni e incomprensibili fra popoli, perpetrati in nome dello stesso Abramo, dei suoi figli – Ismaele e Isacco – e poi dei figli dei suoi figli. Popoli che, dalla lettura comparata e spesso sorprendente dei testi sacri, Torah, Vangelo, Corano, dovrebbero considerarsi fratelli gemelli.

17 FEBBRAIO

SAN COSTANZO

TEATRO DELLA CONCORDIA

APOCALISSE TASCABILE

 

ideazione e scrittura Niccolò Fettarappa Sandri

con Niccolò Fettarappa Sandri, Lorenzo Guerrieri

regia Niccolò Fettarappa Sandri, Lorenzo Guerrieri

produzione Sardegna Teatro

Premio In-BOX 2021

Premio della Critica Nolo Fringe 2021

Premio Italia dei Visionari 2021

Premio delle Giurie Unite Direction Under 30/ 2020

 

Senza alcun preavviso, Dio compare in un supermercato in periferia di Roma e vi annuncia la fine del mondo. Per sua colpa e sfortuna, ad ascoltarlo c’è ben poca gente. A prenderlo sul serio c’è solo un giovanotto amorfo e sfibrato, da allora fatalmente destinato ad essere il profeta della fine dei tempi. Accompagnato da uno svogliato angelo dell’Apocalisse, il giovane apostolo si fa strada nell’abisso peccaminoso della città romana, per annunciare ai suoi abitanti la loro imminente fine. Il progetto apocalittico voluto da Dio sembra però fallire. La triste notizia annunciata però non sembra affatto scuotere chi già si dedica, con mortuaria solerzia, alla propria quotidiana estinzione.

Apocalisse Tascabile è un atto unico eroicomico che con stravaganza teologica ricompone l’infelice mosaico di una città decadente e putrefatta, specchio di una defunta condizione umana. Lo spettacolo tratta della fine del mondo vista da svariate prospettive, tra le quali preponderante è quella di due giovani “scartati”, liquidati e messi all’angolo perché inutili. La fine del mondo è allora per loro quasi un’occasione di vendetta, una rivincita presa sull’indifferenza subita, il cambiamento è incarnato dall’annuncio profetico di questi due smaliziati apostoli under 30 che portano sulla scena con autoironia la rabbia di una generazione esclusa, così giovane e già così defunta.

Apocalisse Tascabile è uno spettacolo a doppiofondo: la fine del mondo è anche l’occasione per risvegliare quella “debole forza messianica” che secondo Benjamin si deposita in ogni generazione, in attesa d’essere portata alla luce per scardinare il mondo.

18 FEBBRAIO

PESARO

CHIESA DEL SUFFRAGIO

THE PRESENT IS NOT ENOUGH

[PRIMA ITALIANA]

 

un progetto di Silvia Calderoni / Ilenia Caleo

con Giacomo AG, Tony Allotta, Silvia Calderoni, Ilenia Caleo

Gabriele Lepera, Fede Morini, Ondina Quadri

suono Gabor + SC

cura e produzione Elisa Bartolucci

consulenza drammaturgica Antonia Ferrante e moltx amicx* praticanti

co-produzioni Azienda Speciale Palaexpo – Mattatoio | Progetto Prender-si Cura

Kampnagel [Hamburg], Kunstencentrum Vooruit vzw [Ghent], Motus Vague

con il supporto del progetto residenze coreografiche Lavanderia a Vapore [Torino]

grazie a Leonardo Cruciano, Michele Di Stefano, Paola Granato, Simona Gallo

presentazione primo studio Festival Buffalo (Roma), giugno 2022

Centrale Fies apap – FEMINIST FUTURES, giugno 2022

lo spettacolo contiene scene di nudo integrale

 

Uno stato di eccitazione senza nome che carica l’ambiente, / uno struggimento, / che sprofonda nel buio della notte, tumultuosa, un’intimità tra sconosciuti, / e i denti marci, Wojnarowicz che si vuole suicidare, il buco di eroina / e ancor tuttx nel tremore nel sole, / poi l’imprevisto, qualcosa di repentino / il baluginio dell’acqua, del fiume, che ci fa intravedere, solo per un attimo / e c’è anche la possibilità della paura, / chiudere gli occhi, diventare solx / e poi ritrovarsi nel tutto pieno della massa dei corpi / quella gioia estenuante. I disturbi della memoria, la memoria può essere solo disturbata – le interferenze, i buchi. La solitudine, ma forse al plurale: le solitudini – molto spazio vuoto attorno a un corpo. Un’estetica del collasso, l’outdoor privo di regole. I battuage.

Scriviamo di un’utopia dei corpi di cui non abbiamo esperienza – a cui (noi) non abbiamo accesso. Di un desiderio struggente di essere moltx, di un baluginìo di futuri possibili. 

D.W. in un suo lavoro cuce insieme due pezzi di pane raffermo, con un filo rosso. Per rifare l’intero, impossibile – l’intero manca. Per fermare la vita, dilazionare la morte.

O forse potremmo buttare tutto alle ortiche. Sono fortunate le ortiche. Hanno tante idee scartate di cui nutrirsi.

Referimenti: David Wojnarowicz, José Esteban Muñoz, Samuel R. Delany, Olivia Laing, Peter Hujar, Jonathan Weinberg, Jack Halberstam, Douglas Crimp, Shelley Seccombe, Alvin Balltrop, Leonard Fink, Tava e moltx altrx.

Nota:

ho visto un documentario su un polpo. breve. degli anni sessanta. la voce parlava francese, capito poco, nulla direi. ma aveva un andamento terrorifico, da horror. sussultavo ad ogni attacco di frase. il polpo aveva la granulosità metallica della pellicola in technicolor. per via della voce narrante, e anche della sonorizzazione, sembrava un assassino. si muoveva, pericoloso, sui fondali, tentacolare. vischioso. ma del resto era un polpo, faceva il suo lavoro. chissà, se era sempre lo stesso polpo. me lo chiedo spesso, quando guardo i documentari. se il polpo di cui seguiamo le vicende, la leonessa acquattata, il coleottero melolontha siano sempre lo stesso polpo la stessa leonessa lo stesso coleottero. o non siano individui diversi, ripresi in momenti e magari anche in luoghi diversi. sarei in grado di distinguerli l’uno dall’altro? e che cos’è, che sappiamo distinguere con certezza?

24 FEBBRAIO

PESARO

CHIESA DELL’ANNUNZIATA

MAI MAI MAI

LIVE A/V

Opening act

LEVI

[nell’ambito di GLOCAL SOUND

GIOVANE MUSICA D’AUTORE IN CIRCUITO]

in collaborazione con Black Marmalade Records

 

MAI MAI MAI

Ripresa dal passato, storia, memoria, tradizione e radici. Un passato che ha bisogno di esorcizzare, piegare e ripensare per andare avanti e da cui dipendere. Questo Rimorso, il colossale disco gotico mediterraneo di Mai Mai Mai. Conosciuto per la sua incredibile miscela di folklore dell’Italia meridionale, drone industriale, proto-techno e musica elettronica, Toni Cutrone aka Mai Mai Mai si è avvicinato a Rimorso con una tabula rasa. Dopo Nel Sud (La Tempesta International, 2019) e la sua trilogia mediterranea Theta (Boring Machines, 2013), Δέλτα (Delta) (Yerevan Tapes, 2014) e Φ (Phi) (Not Not Fun Records / Boring Machines, 2017) il noise artist di Roma ha ricreato i suoi spiriti del passato collaborando con musicisti ed etnomusicologi che lavorano sul presente, su tradizioni che sono ancora tramandate e si trasformano continuamente, curando la nostra nostalgia per un futuro perduto.

Rimorso si libera del passato pesante uso di campioni e manipolazione del suono al posto di un elemento umano: voci, percussioni, chitarra lap steel, il tutto incorporato in un ricco patrimonio culturale. Da Fimmene Fimmene, un canto di protesta ricontestualizzato delle lavoratrici del tabacco nel Salento, cantato maestosamente dal prodigio dei Nidi d’Arac Vera Di Lecce, a Nostalgia dove Youmna Saba, nata a Beirut, si libra letteralmente su un futuristico melodramma arabo sull’orlo dell’ascensione, Rimorso è un album che solca acque nere, dove i fantasmi danzano cerimonialmente, girando in punta di piedi intorno al cuore.

Sind rivisita uno dei brani dei Faraualla (quartetto femminile pugliese noto per il repertorio di polifonie vocali a cappella) con l’outsider techno Cosimo Damiano e le vitali percussioni dell’ensemble Ars Ludi; Mediterranean Gothic vede l’esotismo tropicale di Mike Cooper precipitare nell’abisso, inni di streghe sotto un sole nero che sorge; Musica Nova, vagamente basata sulla ‘Pizzica Minore’ di Musicanova, presenta le stratificazioni neomelodiche di Nziria (Tullia Benedicta) che si librano su un lento elicottero, una pulsante serenata techno; guidato dalla voce viscerale di Maria Violenza Secondo Coro delle Lavandaie, un oscuro gioiello della musica popolare italiana, mescola un ipnotico drumming voodoo e un coro incantevole filtrato attraverso una lente del gotico meridionale. L’ultimo album Antiche Memorie è esaltato dal maestro e collaboratore di lunga data di Battiato Lino Capra Vaccina (vibrafono, gong, percussioni), portatore di lucentezza cosmica e placida eleganza. Rimorso è il nuovo rituale di Mai Mai Mai, che trasforma l’assenza in presenza, respingendo la nostalgia per il compimento, un’immersione nella disgiunzione temporale che stiamo vivendo attraverso l’essenza del tessuto umano.

LEVI

Damiano Simoncini vive a Pesaro, lavora tra Bologna e Pesaro. Frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione di Bologna. Sin dall’adolescenza nutre interesse per la musica come mezzo di espressione. Da autodidatta si avvicina allo studio dapprima imparando batteria e percussioni, poi basso elettrico, chitarra, tastiere, synth, affinandone la parte tecnica in sala registrazione. Partecipa a numerose band affermate e progetti musicali alcuni deli quali riconosciuti nella scena underground nazionale ed internazionale. Dal 2001 al 2010 suona nei Damien* (premio Mei miglior band indierock 2009) con i quali pubblica due album “Mart/Art” nel 2008 e “Crippled Cute nel 2010, considerato tra i migliori dischi inglesi usciti in Italia in quell’anno. Entrambi gli album editi per Suiteside Records. Esperienza che lo porta a inanellare, affiancando l’attività di tour manager e booking agent, più di 120 concerti in meno di tre anni, aprendo gli show di Linea 77, Meganoidi, Tre Allegri Ragazzi Morti.

25 FEBBRAIO

SAN COSTANZO

TEATRO CONCORDIA

EMMA NOLDE

DORMI TOUR

 

Emma Nolde ha deciso di raccontare così la genesi dell’album:

A volte ti trovi a combattere qualcosa che non puoi controllare, qualcosa di troppo più grande di te  o qualcuno di troppo lontano da te. In quel momento puoi solo chiudere gli occhi e immaginare qualcosa di diverso, qualcosa di migliore. Puoi difendere il tuo futuro, proteggere i tuoi ricordi. Quando piove forte devi ripararti e questo disco è stato il mio riparo.

Dormi, realizzato con il sostegno di Italia Music Lab (https://www.italiamusiclab.com/), arriva a due anni di distanza da Toccaterra, acclamato dalla critica, ed è stato anticipato dai singoli Respiro e La stessa parte della luna, entrambi co-prodotti da Francesco Motta, che ha lavorato con Emma alla produzione di tutto il disco. Sono stati due anni di intensa attività live e in studio, in cui l’artista ha potuto osservare, assorbire e prepararsi al nuovo album, che promette di attestare Emma Nolde come una delle voci più interessanti del nuovo panorama musicale italiano.

Emma Nolde nasce in Toscana nell’anno 2000. Il suo disco d’esordio si chiama Toccaterra ed è uscito il 4 settembre 2020 per Woodworm/Polydor. È stato acclamato dalla critica come un esordio veramente sorprendente ed importante. Emma è senza ombra di dubbio una delle voci del futuro della musica italiana. Toccaterra è arrivato finalista al Premio Tenco nella sezione Opera Prima.

Il 2020 ha visto Emma impegnata in un lunghissimo tour. A novembre 2021 è stato pubblicato un inedito insieme a Generic Animal, Un mazzo di chiavi, un ombrello lì in mezzo. Emma è presente con un brano nel disco di featuring degli Zen Circus che uscito a maggio 2022. Il brano si intitola Il diavolo è un bambino. Nell’estate del 2022 Emma è tornata in tour con uno nuovo spettacolo, con dei brani inediti e nuovi arrangiamenti. Due singoli, Respiro e La stessa parte della Luna hanno anticipato quello che sarà il nuovo lavoro discografico di Emma, Dormi, che sarà pubblicato a settembre 2022 per Woodworm/Capitol Records Italy.

28 FEBBRAIO

FANO

TEATRO DELLA FORTUNA

CHI HA PAURA DI

VIRGINIA WOOLF?

 

di Edward Albee

traduzione Monica Capuani

regia Antonio Latella

con Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Ludovico Fededegni, Paola Giannini

dramaturg Linda Dalisi

scene Annelisa Zaccheria

costumi Graziella Pepe

musiche e suono Franco Visioli

luci Simone De Angelis

produzione Teatro Stabile dell’Umbria

con il contributo speciale della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli

 

Antonio Latella

Non posso non partire dal titolo per affrontare questo testo che ancora una volta mi riporta all’America e alla drammaturgia americana. Molti critici hanno detto che questo titolo è solo un gioco ironico, un rimando intellettualistico alle paure di vivere una vita priva di delusioni. Una canzoncina che la nostra protagonista dissemina per tutto il testo, che riprende la melodia per bambini, e non solo, “Who’s Afraid of the big bad Wolf?” ovvero: “Chi ha paura del lupo cattivo?”. La paura del lupo, quel lupo che fin da piccoli è fuori dalla porta pronto a sbranarci, pronto a punirci nel momento in cui non stiamo nelle regole che la società ci impone. Eppure, non posso credere che questa scelta, in un autore attento come Edward Albee, sia solo un vezzo intellettualistico, dal momento che per sostituire la parola “lupo” scomoda una delle figure intellettuali più importanti del novecento, Virginia Woolf.

Perché lo fa? Non può essere casuale per uno come lui, che fu adottato da piccolo da una famiglia di teatranti che non poteva avere figli, una famiglia talmente fuori dalle righe che lui aveva sempre sperato che quelli non fossero i suoi veri genitori. Infatti la scoperta della verità dell’adozione più che gettarlo in uno stato di depressione lo aiutò a crescere e a vivere meglio.

Virginia Woolf è un’autrice che crea un nuovo modo di narrare, un nuovo linguaggio. Una vera visionaria, una combattente instancabile per l’emancipazione femminile. Una donna che insegnò alle donne ad uccidere le loro madri, come per gli uomini Edipo ci insegnò ad uccidere i nostri padri, o meglio un’idea di padre, come la Woolf uccise un’idea di madre, quella che vedeva nella donna “l’angelo del focolare”. Credo che tanto di tutto questo si trovi nel testo, la Woolf è presente nei due protagonisti che fanno da specchio alla giovane coppia scelta come sacrificio di questo violentissimo e disperato amore, questo: “jeu de massacre”. La Woolf è presente anche in una idea di narrazione che riguarda lo stesso Albee: “Ogni volta che entra la morte, bisogna inventare, mentire, ricostruire. La morte la puoi vincere solo con l’invenzione”. Ed è proprio quello che fa fare Albee ai suoi protagonisti, prende spunto da questa frase della Woolf e porta questa coppia, ormai morente, a inventare per ricrearsi, per restare in vita, a scegliere di inventare un figlio mai esistito, ed è spiazzante che lo faccia proprio lui che fu adottato. Bisogna scegliere di spiazzare la morte, di vincere la depressione, la paura, forse anche di anticiparla proprio come fece la grande Virginia Woolf.

Tutto accade in una notte, perché anche per Albee, come per la stessa Woolf, il tempo è circolare, non invecchia mai. Il tempo resta giovane. Nel tempo va cercata la sospensione, l’attimo, ed è per questo che la Woolf affermava che non si può scrivere a trama, bisogna scrivere a ritmo, l’attimo è nel ritmo, è una sospensione. Ed è strano che ancora un parallelismo mi porti a pensare ad una non casualità del titolo: anche Albee è ossessionato dal ritmo, che incide con una scelta maniacale della punteggiatura, forse oltre al linguaggio la sua vera ricerca. Le cronache raccontano che quando dirigeva gli attori pretendeva un rispetto totale della punteggiatura che aveva scelto, un rispetto della partitura, e quindi del ritmo. Tutto ciò mi porta ad una nuova avventura, un testo realistico, ma che diventa visionario per la potenza del linguaggio, per la maniacalità della punteggiatura e per la visionarietà, dovuta ai fumi dell’alcool e alle vertiginose risate che divorano e fagocitano i protagonisti di questo testo. Albee, nel rifuggire ogni sentimentalismo, applica una sua personale lente di ingrandimento al linguaggio che sente parlare intorno a sé, ne svela i meccanismi di ripetizione a volte surreali che portano ad uno svuotamento di significato, ma come spesso accade in questo testo, parallelamente mostra come il linguaggio sia un’arma efferata per attaccare e ridurre a brandelli l’involucro in cui ciascuno di noi nasconde la propria personalità e le proprie debolezze. Per fare tutto questo ho voluto circondarmi di un cast non ovvio, non scontato, un cast che possa spiazzare e aggiungere potenza a quella che spesso viene sintetizzata come una notturna storia di sesso ed alcool. Un cast che avesse già nei corpi degli attori un tradimento all’immaginario, un atto-attore contro il fattore molesto della civiltà, che Albee ha ben conosciuto, come ci sottolinea nella scelta del titolo. Chi ha paura di Virginia Woolf? Se c’è qualcuno alzi la mano. 

7 MARZO

PESARO

TEATRO SPERIMENTALE

IL TANGO DELLE CAPINERE

 

regia Emma Dante

con Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco

produzione Sud Costa Occidentale

in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale

Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Biondo di Palermo

Carnezzeria, Théâtre des 13 vents, Centre dramatique national Montpellier

MA scène nationale – Pays de Montbéliard

 

So che un amore

può diventare bianco

come quando si vede un’alba

che si credeva perduta.

Alda Merini

Una vecchina fruga dentro un baule. Estrae un flacone di pillole, un velo da sposa, un telecomando, tanti palloncini colorati… Da un altro baule arriva la musica di un carillon. compare un uomo anziano.  Indossa un vecchio abito da cerimonia liso dal tempo. L’uomo guarda la donna e sorride. Subito la raggiunge. L’abbraccia. La donna appoggia la testa sulla spalla di lui. Lui le fa una carezza. Lei lo tiene stretto per non perdere l’equilibrio. Lui la sostiene. Ballano. Lui estrae dalla tasca un orologio da taschino: meno cinque… meno quattro… meno tre… meno due… meno uno… e al rintocco della mezzanotte lui fa scoppiare un petardo. Si baciano. Lui lancia in aria una manciata di coriandoli. La festa ha inizio. Buon anno, amore mio! Lui e lei adesso hanno sedici anni. In costume da bagno si promettono amore eterno. Sulle note di vecchie canzoni festeggiano l’arrivo dell’anno nuovo ballando a ritroso la loro storia d’amore.

Il tango delle capinere è l’approfondimento di uno studio, Ballarini, che apparteneva alla trilogia degli occhiali. È il componimento di un mosaico dei ricordi che rende sopportabile la solitudine di chi disgraziatamente sopravvive all’altro.

11 MARZO

SENIGALLIA

ROTONDA A MARE

SOTTO A CHI DANZA

TRACCE DI DANZA

D’AUTORE DALLE MARCHE

 

Una maratona per gli appassionati di danza per conoscere nuovi talenti regionali: Sotto a chi danza! è una serata dedicata alle performance di giovani artisti marchigiani che nella suggestiva Rotonda a Mare di Senigallia presenteranno in formato breve i propri lavori. L’iniziativa vuole anche monitorare l’attività dei professionisti e scoprire nuovi talenti offrendo un’occasione di visibilità e scambio di esperienze.

14 MARZO

PESARO

TEATRO SPERIMENTALE

RIGHT

creazione originale Carlo Massari

performer Aura Calarco, Sofia Galvan, Ginevra Gioli, Stefania Menestrina

Giulia Orlando, Giuseppina Randi, Rebeca Zucchegni

collaborazione coreografica Emanuele Rosa

disegno luci Francesco Massari

assistenza tecnica Laura De Bernardis

collaborazione ai costumi Milena Parmisciano

collaborazione scenografica TECNOFRA

effetti speciali I.M.A. Sfx Studios e Grazia D’Amaro

produzione C&C Company e COB Compagnia Opus Ballet

in coproduzione con Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni

Oriente Occidente Dance Festival, Associazione Culturale Mosaico Danza/Interplay Festival

con il sostegno di Progetto internazionale Étape Danse

realizzato grazie a Mosaico Danza/Interplay Festival

in partnership con Lavanderia a Vapore – Centro di Residenza per la Danza/

Piemonte dal Vivo – Circuito Regionale Multidisciplinare

e Festival Torinodanza/Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e Fabrik Potsdam

e con il sostegno di Centro di Residenza Intercettazioni/Circuito CLAPS

progetto vincitore del Premio CollaborAction#5 CollaborAction XL |

azione Network Anticorpi XL supporto per la danza d’autore

direzione artistica C&C Company Carlo Massari

direzione artistica COB Compagnia Opus Ballet Rosanna Brocanello

con il sostegno di MiC – Direzione Generale Spettacolo dal Vivo

 

Un libero adattamento da Le Sacre du printemps di I.F.Stravinskij. Una visione distopica, ma non troppo, di un mondo futuribile. Un dramma corale che, attraverso il linguaggio del teatro-danza, racconta violenze e prevaricazioni di un sistema sociale autoritario. Una creazione irriverente e provocatoria, che affronta tematiche sensibili della contemporaneità e ci invita alla riflessione.

 Right, attraverso una costruzione estremamente cinematografica, accompagna lo spettatore dentro ad un allevamento intensivo di Vergini atte alla riproduzione, una sorta di laboratorio/lager dove si tenta, con ogni mezzo possibile, di salvare una specie in estinzione. Le giovani sono sapientemente accudite da un gruppo di anziane, le sagge (?), le carceriere, che a loro volta sono state figlie e madri, generatrici di vita. Da tempo immemore viene perpetrata una ritualità utile a garantire la sopravvivenza della comunità. È sempre stato così e sempre sarà. Questa volta però, qualcosa non funziona come dovrebbe, il meccanismo si inceppa e prende spazio la coscienza individuale…

 Right scardina il silenzio attraverso una messa in scena diretta e spietata; un messaggio incisivo che spinge lo spettatore oltre l’atto performativo e lo allontana dalla zona di confort, mettendo in discussione i principi di giustizia sociale e diritti individuali. Una messa in scena che vuole distanziarsi dagli stereotipi e generare una reazione attiva. Dentro il lavoro si leggono: i soprusi ancora oggi compiuti a discapito delle donne, la violenza taciuta negli allevamenti intensivi di animali e tutte le forme di imposizione forzata, di potere inteso come oltraggio mentale e fisico. Si racconta un atto di coraggio e la forza della ribellione, il diritto di decidere per se stessi e il proprio corpo.

Dai suoi esordi C&C Company ha sempre cercato, attraverso un linguaggio necessario e privo di sovrastrutture, di raccontare la società contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e la profondità delle relazioni interpersonali, affrontando tematiche universali e nelle quali lo spettatore, anche con ironia, possa riconoscersi e riflettere. Questa nuova creazione, conclude il percorso di ricerca quadriennale sulla “bestialità umana” compiuto dalla C&C Company e segna un‘importante affermazione del linguaggio compositivo identitario del suo fondatore Carlo Massari. La produzione segna inoltre l’avvio di uno scambio artistico e progettuale con COB Compagnia Opus Ballet, in un’ottica di apertura ed evoluzione comune.

16 MARZO

URBINO

TEATRO SANZIO

CIRANO DEVE MORIRE

adattamento del Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand

di Leonardo Manzan, Rocco Placidi

regia Leonardo Manzan

con Paola Giannini, Alessandro Bay Rossi, Giusto Cucchiarini

musiche originali Franco Visioli, Alessandro Levrero eseguite dal vivo da Filippo Lilli

luci Simone De Angelis, Paride Donatelli

scene Giuseppe Stellato

costumi Graziella Pepe

produzione La Biennale di Venezia

nell’ambito del progetto Biennale College Teatro – Registi Under 30

con la direzione artistica di Antonio Latella

produzione nuovo allestimento 2022 La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, Elledieffe

Fondazione Teatro della Toscana

spettacolo vincitore del Bando Biennale College indetto dalla Biennale Teatro di Venezia 2018

È previsto l’utilizzo di luci stroboscopiche durante lo spettacolo.

 

Uno spettacolo-concerto al vorticoso ritmo della musica rap per recuperare tutta la forza poetica, la vitalità e l’attualità della poesia del Cyrano di Bergerac di Edmond Rostand. Uno spettacolo concerto con testi e musiche originali dal vivo che trasforma la poesia di fine’800 in potenti versi rap. Rime taglienti e ritmo indiavolato affrontano in modo implacabile il tema della finzione attraverso il racconto di uno dei più famosi triangoli d’amore della storia del teatro; è la storia di due amici e la donna di cui entrambi si innamorano, sono tre ragazzi proprio come i giovani Paola Giannini, Alessandro Bay Rossi e Giusto Cucchiarini chiamati ad interpretarli sulla scena. Cirano deve morire recupera la forza poetica del testo originale attraverso le rime e il ritmo del rap, scelta necessaria – secondo il regista – non solo per esprimere l’eroismo e la verve polemica del protagonista, ma anche per rendere contemporanea e autentica, quindi fedele a Rostand, la parola d’amore. Leonardo Manzan, romano di origine, milanese di formazione, classe 1992, si è rivelato tra i giovani talenti alla Biennale Teatro di Antonio Latella che così parla di lui nella motivazione del premio che gli è stato assegnato a Venezia: «Manzan ha avuto il coraggio di esporsi e di rischiare. Ha dimostrato di essere pronto ad attraversare quella linea gialla che delimita la zona di sicurezza per andare in zone anche pericolose, mai rassicuranti e ovvie». Nell’affiatato e collaudato team anche Rocco Placidi che ha affiancato il regista nel lavoro drammaturgico.

19 MARZO

CAGLI

TEATRO COMUNALE

LA NUOVA ABITUDINE

 

danza della Compagnia Mòra

coreografia Claudia Castellucci

danzatori Sissj Bassani, Silvia Ciancimino, Guillermo De Cabanyes

René Ramos, Francesca Siracusa, Pier Paolo Zimmermann

musica repertorio storico dei Canti Znamenny, San Pietroburgo

voci registrate Ivan Gorin, Kirill Nifontov, Aleksei Svetov, Artem Volkov

del Coro di MusicAeterna di San Pietroburgo

maestro del Coro Vitaly Polonsky

fastigio musicale finale Stefano Bartolini

assistenza coreutica Sissj Bassani

abiti Iveta Vecmane

scenario e luci Eugenio Resta

produzione Societas

in co-produzione con musicAeterna, San Pietroburgo

Teatro Piemonte Europa / Festival delle Colline Torinesi

 

 Claudia Castellucci, Gennaio 2023

La danza nasce da un progressivo avvicinamento alla matrice greca del canto bizantino e slavo, che è come dire quel tratto che a Est sutura l’Europa nel suo percorso che dal Mar Nero si spinge su, sino al Mar Baltico: Costantinopoli, Bulgaria, Ucraina e Russia sono le terre dove soffia il canto Znamenny (знамёна, segni), su cui la danza è stata costruita. Rispetto al canto corale della tradizione ortodossa più nota, il canto znamenny è rivestito di una semplice veste, assai lontana dalla pompa lussureggiante della liturgia slava. A causa del suo essenziale equilibrio esso appare modesto, dando a questo aggettivo tutto il suo significato originale, la cui radice è la stessa della parola ‘misura’…

Proprio a San Pietroburgo si è avuto un primo luminoso impulso, allorquando, nel Settembre 2021 mi recai con la Compagnia di danza Mòra (il nome è ispirato alla dicitura di Agostino nel suo De Musica, a indicare la più piccola pausa), nella sede dell’Orchestra MusicAeterna, diretta dal greco Teodor Currentzis, da lui invitata a costruire lì la danza, assieme a quattro Cantanti del suo prestigioso Coro. Lì vi restammo un mese intero e si ebbe la prima esecuzione de La nuova Abitudine.

Poco dopo il suo debutto in Italia è avvenuta l’invasione russa dell’Ucraina. Da allora non è stato più possibile proporre questa danza, sia per l’impossibilità dei Cantanti di uscire dalla Russia, sia per il rifiuto generalizzato di avere relazioni con qualsiasi artista e talvolta perfino con opere d’arte che fossero di nazionalità russa. Con l’occasione della danza de La nuova Abitudine a Cagli purtroppo resta impossibile fare la danza con la presenza dei Cantanti russi. Ciò nonostante, abbiamo deciso di interpretare lo stesso la danza, grazie alle voci registrate dei nostri Coristi. Sebbene il canto znamenny unisca tuttora la storia profonda dei popoli slavi, ora risuona sopra una guerra tuttora in corso. In questo contesto ci situiamo con la tecnica di una danza intuitiva; con una assimilazione che vuole mantenersi spettatrice, con discrezione e riguardo per una musica che è entrata a far parte della vita concreta delle persone al punto da farsi liturgia. Vogliamo proseguire e affermare il discorso della danza, una danza attuale, che si è imbattuta violentemente nella cronaca di questo tempo.

Nikolaj Vasil’evič Gogol, Anime morte, traduzione di Paolo Nori

Terra di Russia, terra di Russia! io ti vedo: dalla mia incantevole, meravigliosa lontananza, io ti vedo. Tutto è povero in te, disordinato, inospitale; non rallegrano, non atterriscono lo sguardo gli arditi miracoli della natura, coronati dagli arditi miracoli dell’arte: le città con gli alti castelli dalle mille finestre, radicati sui dirupi; le pittoresche piante e edere radicate sulle case, fra lo scroscio e l’eterno vaporío delle cascate […] Tutto è aperto, desolato e uniforme in te; come piccoli punti, come piccoli segni, visibili appena, spiccano tra le distese le piatte tue città: nulla che accarezzi o che affascini lo sguardo. Ma che inaccessibile, misteriosa forza è dunque questa che attira a te? Perché riecheggia e di continuo risuona all’orecchio, malinconica, come si diffonde su tutta l’ampiezza tua, da mare a mare la tua canzone? Che c’è in essa, in codesta canzone? Che cosa chiama così, e singhiozza e afferra il cuore? Che suoni son questi che morbosamente si insinuano e penetrano nell’anima, e s’attorcigliano al mio cuore? Terra di Russia! che cosa vuoi dunque da me? Quale inaccessibile legame sussiste fra noi? Che hai da guardarmi così, e perché tutto quello che c’è in te si rivolge a me con quest’occhi pieni di aspettazione?… E ancora pieno di stupore, rimango immoto, e già sul capo ho l’ombra di una nube minacciosa, gravida di piogge incombenti, e il pensiero ammutolisce dinanzi alla tua vastità. […] Oh, sfolgorante, fascinosa, ignota al mondo sconfinatezza! Terra di Russia!…

22 MARZO

PESARO

TEATRO SPERIMENTALE

MICAH P. HINSON

I LIE TO YOU TOUR

 

Il cantautore/chitarrista folk statunitense Micah P. Hinson pubblica il suo undicesimo progetto discografico I lie to you per Ponderosa Music Records.

A quattro anni di distanza da When I shoot at you with arrows, I will shoot to destroy you (2018), Micah P. Hinson presenta il suo undicesimo album. Prodotto da Alessandro “Asso” Stefana (PJ Harvey, Mike Patton, Vinicio Capossela), include dieci tracce originali, con l’aggiunta di una bonus track intitolata You and me.

Ieri ero seduto su una sedia, stavo fumando una sigaretta, e mi sono reso conto che queste canzoni, e questo album, stanno uscendo alla luce del sole. È stato uno shock. Con la memoria che ancora mi assiste, ricordo i giorni in cui lavoravo nel Texas settentrionale, mi sentivo perso e non vedevo vie d’uscita – i quasi 20 anni di carriera si stavano trasformando in un vissuto ormai lontano. Le sensazioni che la mia musica e le mie canzoni mi hanno dato e mi danno, risalgono ai giorni e agli anni della mia giovinezza, le sto ritrovando oggi. E io sono qui per condividerle con voi. Micah P. Hinson

In I lie to you, Micah P. Hinson si mette a nudo e mostra la propria storia, nella trasparenza di queste canzoni gonfie di amore, di assenza e di rimpianto. Una voce rauca e segnata dalle intemperie, una musica vera e sincera ma struggente e poco rassicurante. Il capitolo finale di una carriera che guarda nel passato. Con canzoni scritte tra l’adolescenza e i trent’anni, Micah narra i tempi più inqueti e gli anni recenti, sentendosi già rivitalizzato e libero da tutti i pensieri che lo tormentavano.

Il nuovo album di Micah P. Hinson è il risultato di cinque giorni e cinque notti di registrazione. Ad accompagnare Micah, ci sono gli archi celestiali di Raffaele Tiseo, la batteria metafisica di Zeno De Rossi e il contrabbasso di Greg Cohen.

Sia Ignore the Days, primo singolo pubblicato, sia i successivi People, Carelessly e What Does It Matter Now, sono accompagnati da quattro videoclip/visualizer per la regia di Andrea Rabuffetti.

Micah P. Hinson è nato da una famiglia di cattolici integralisti nella Memphis del peccato e cresciuto nell’Abilene degli evangelisti. Ancor prima di compiere vent’anni Micah ha già sperimentato gli effetti della musica e dei narcotici. Al suo debutto discografico del 2003 sono poi seguiti tre album di inediti e uno di cover, fino al suo lavoro più recente del 2018, “registrato in un giorno solo, da qualche parte in Texas”, con la meticolosità di uno sbandato, nella luce riverberante delle sue visioni. All’inizio del 2020, dopo aver pubblicato dieci album acclamati dalla critica e aver costruito una solida fanbase internazionale, Micah P. Hinson ha quasi abbandonato la sua carriera musicale, ripresa poi in mano durante la pandemia, nella quale l’artista ha approfittato del tempo libero per riflettere e ricalibrarsi.

1 APRILE

PESARO

CHIESA DELL’ANNUNZIATA

MOSCA + OBERDAN

LIVE A/V

in collaborazione con Black Marmalade Records

 

Mosca inizia a suonare durante l’estate del 2019 per caso con un piccolo sintetizzatore analogico, senza alcuna base teorica musicale. Inizialmente, i primi brani sono stati realizzati come pure improvvisazioni senza alcuna idea precisa dietro, ai progetti successivi invece inizia gradualmente a venire dedicata sempre più attenzione a livello narrativo e strutturale. Raccontando sempre in prima persona disagi personali, Mosca trova nella musica un canale comunicativo unico, per lui più efficace del comune linguaggio verbale. Il primo album viene interamente realizzato con sintetizzatori analogici, introducendo dal secondo basi digitali e campionamenti, ed infine dal quarto in poi spaziando con vari strumenti dalla chitarra elettrica ed acustica, agli archi più o meno convenzionali, strumenti giocattolo (metallofono) e basso elettrico. Per questo primo progetto live, ho deciso di usare un approccio narrativo; attraverso 8 capitoli verrà narrata la storia di un personaggio indefinito, che intraprende un percorso alla ricerca del finale, termine che si legherà al suo significato più ampio partendo dai primi tre capitoli (luce, acqua e vita), attraversando la quotidianità comune nel quarto e quinto (casa e identità) fino alla scoperta del suo abissale lato interiore negli ultimi tre capitoli (arte, mente, ed il finale). Il tutto verrà narrato, oltre alla musica, accompagnando una proiezione video autoprodotta. Nel pratico verranno suonate tracce strumentali che spazieranno dall’ambient all’elettronica, con possibile accompagnamento di musicisti esterni.

Leonardo Antinori, in arte Oberdan, è un artista polistrumentista classe ’95 nato e cresciuto a Pesaro. Con una formazione prevalentemente rock (Pixies, Bloc Party, Arctic Monkeys, Babyshambles, Queens Of The Stone Age, Nine Inch Nails, Klaxons, Nick Cave & The Bad Seeds) all’età di circa 13 anni comincia a scrivere le prime canzoni per poi esordire ufficialmente nel 2013 come batterista e cantante nel duo stoner rock Jumping The Shark con cui comincerà a suonare nei primi locali e festival sull’intero territorio italiano. Nel 2017 comincia un nuovo capitolo con il progetto musicale Gastone. Questa nuova formazione, composta da Leonardo Antinori (batteria, chitarra, tastiere e voce in studio, chitarra e voce nei live) e Marco Bertuccioli (chitarra) esordisce con il loro disco omonimo, pubblicato per Mattonella Records e co-edito da Bomba Dischi. Il magazine “Ondarock” lo definisce “baroque pop, con ritmi matematici che scandiscono un universo sonoro fatto di arpeggi eterei e psichedelici, sfuggendo ai canoni del nuovo cantautorato pop.” Il primo album porta la band a esibirsi su palchi importanti come quello del MI AMI Festival, e cattura l’attenzione di artisti come Giorgio Poi o i Phoenix, che li inseriscono nella playlist Ti Amo Paris, in rotazione per tutta la durata del loro festival parigino. Col secondo disco, dal titolo (II), la band entra nel roster di Panico Concerti che permetterà di sostenere un tour nei più grandi locali italiani, interrotto solo dall’arrivo della pandemia.

Nel 2018 (contemporaneamente all’attività musicale coi Gastone) la passione per la cassa dritta e la voglia di far muovere il corpo, unite a un sequencer, una 808 e un registratore a 8 piste dimenticate in camera, lo inducono alla nascita del progetto musicale elettronico solista Oberdan. Il 29 marzo 2019 vede la luce il primo singolo Scorpione, brano techno dal sapore volutamente retrò, pubblicato dall’etichetta romana Mattonella Records. Il videoclip, arrivato in finale al Cortinametraggio 2020, diretto da Cristiano Pedrocco, spinge deciso l’acceleratore sul citazionismo in uno scenario onirico, dipingendo una storia di fuga e amore a colpi di zoomate anni Settanta. Il secondo singolo, dal titolo Espandersi, assume invece sonorità più orecchiabili, accompagnandosi a un video western-pop. Il nuovo album, Forever Noi, scritto, suonato e registrato tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 in pieno periodo di coprifuoco, si immerge in territori più tenebrosi e legati a una forte spiritualità. Influenzato particolarmente da What’s your pleasure di Jessie Ware, Róisín Machine di Róisín Murphy e Outrun di Kavisnky, l’album vede la luce a ottobre 2022 per Fluidostudio.

1 APRILE

FABRIANO

TEATRO GENTILE

2 APRILE

FANO

TEATRO DELLA FORTUNA

TEATRO STUDIO

un nuovo progetto di e con Alessandro Bergonzoni

produzione Allibito srl

 

Dopo il grande successo di Trascendi e Sali (quasi cinque anni di tour con 200 repliche) Alessandro Bergonzoni si prepara per il suo sedicesimo testo teatrale. E si accinge, insieme al coregista Riccardo Rodolfi, ad un doppio percorso che lo vedrà nella prima parte trovare e provare “pubblicamente” il nuovo testo, data dopo data nella ricerca del copione definitivo che gli permetterà, nella seconda parte del tour, di arrivare al vero e proprio allestimento del nuovo spettacolo. Un vero Teatro Studio, quindi, che ogni sera ricercherà e cambierà sempre alla ricerca di quel pensiero non sistematico che da anni caratterizza Bergonzoni in ogni campo artistico che frequenta. La cifra stilistica rimarrà quella di una contemporanea comicità che però non prescinda da pensieri e posizioni sulla responsabilità di chi oggi fa arte. Città dopo città, sera dopo sera.

4 APRILE

PESARO

CHIESA DELL’ANNUNZIATA

L’AMICA GENIALE A FUMETTI

[5 aprile replica matinée per le scuole]

un recital tratto dalla graphic novel di Mara Cerri e Chiara Lagani [Coconino/Fandango]

sull’Amica Geniale di Elena Ferrante (edizioni e/o)

di e con Chiara Lagani

disegni animati Mara Cerri

luci, musiche, regia Luigi De Angelis

una produzione E / Fanny & Alexander

 

La storia, tratta dal fumetto di Mara Cerri e Chiara Lagani sull’Amica geniale, è quella dell’amicizia tra due donne e segue passo passo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i sentimenti, le condizioni di distanza e prossimità che nutrono nei decenni il loro rapporto. Sullo sfondo è la coralità di una città/mondo dilaniata dalle contraddizioni del passato, del presente e di un futuro i cui confini feroci faticano ancora a delinearsi con nettezza. Il fumetto è incentrato sull’infanzia e l’adolescenza delle protagoniste, a partire dall’episodio fondativo della loro amicizia: le due amiche, bambine, gettano per reciproca sfida le loro bambole nelle profondità di uno scantinato nero. Quando vanno a cercarle, le bambole non ci sono più. Le due bambine, convinte che Don Achille, l’orco della loro infanzia, le abbia rubate, un giorno trovano il coraggio di andare a reclamarle. Chiara Lagani recita in scena i testi di Elena Ferrante nella riduzione che ne ha fatto per il fumetto composto assieme a Mara Cerri. Alle sue spalle corrono i disegni animati tratti dal libro, per dar corpo e volto ai momenti evocati dalle parole del racconto.

15 APRILE

MONDAVIO

TEATRO APOLLO

SMARRIMENTO

uno spettacolo scritto e diretto da Lucia Calamaro

per e con Lucia Mascino

scene e luci Lucio Diana

costumi Stefania Cempini

produzione Marche Teatro

 

Cesare Pavese L’unica gioia al mondo è cominciare.

Lucia Calamaro

Smarrimento è un dichiarato elogio degli inizi e del cominciare. Di quel momento in cui la persona, la cosa, il fatto, appare o sbuca, ci incrocia insomma, creando presenza dove prima c’era assenza. Questo topoi fiorisce attraverso la figura di una scrittrice in crisi, oramai da un po’, che ha dei personaggi iniziali di vari romanzi che non scriverà mai, perché non riesce ad andare avanti.

Gli editori, per sfangare l’anticipo, le organizzano reading/conferenze in giro per l’Italia, in modo da tirar su qualche economia mentre lei non produce niente di nuovo e in un colpo solo riuscire a vendere all’uscita degli eventi, qualche copia delle vecchie opere. Quando non si riesce a continuare, non si può che ricominciare.

 

Lucia Calamaro è una delle più interessanti drammaturghe e registe italiane contemporanee. Vincitrice di tre premi UBU e del recentissimo premio Hystrio alla drammaturgia 2019, ha scritto e diretto negli ultimi anni testi innovativi e molto apprezzati dal pubblico e dalla critica.

Lucia Mascino, attrice poliedrica e sui generis, la cui carriera spazia dal teatro (con cui ha iniziato e al quale si è unicamente dedicata per metà della sua carriera), alla televisione, al cinema sia d’autore che popolare. Ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi come il Premio Vittorio Mezzogiorno per il teatro, 2 candidature ai Nastri d’Argento come Miglior Attrice Protagonista e ha vinto il Premio Anna Magnani per il cinema nel 2018. Nel 2020 ha vinto il Premio Torvaianica: Ugo Pari 30, Premio Ugo Tognazzi come migliore attrice della stagione.

Il monologo Smarrimento (debutto nell’autunno 2019) segna l’incontro artistico di due indiscutibili talenti.

18 APRILE

PESARO

TEATRO SPERIMENTALE

KINKALERI

HELLO°

progetto e realizzazione Kinkaleri / Massimo Conti, Marco Mazzoni, Gina Monaco

con Michele Scappa

musiche originali Canedicoda

produzione Kinkaleri/KLm – 2022

con il sostegno di MiC – Ministero della Cultura, Regione Toscana

 

Il corpo e la vita che esso contiene è l’unico riferimento che ha accompagnato e accompagna ogni relazione umana, nella gloria o nella polvere, dal nascere al dissolversi.

In questo periodo storico, ancor prima che la pandemia la immettesse nel nostro immaginario, si stava già insinuando un’idea di perdita e di sostituzione dell’esperienza del vivente tramite la scrittura di un codice che potesse sostituirlo, surrogarlo, ampliarlo ma anche sottometterlo. Ci siamo dedicati perciò a un’idea di cura e di protezione di questo unico corpo fino ad oggi possibile, abbiamo accolto la necessità di rimettere l’umano al centro dell’interesse di una scena che si dichiara viva e presente, insieme ad una comunità che accorre come se accorresse ad una necessaria rivelazione. “Il loro corpo (di chi è in scena) è anche e ancora il mio corpo” (pensa il pubblico presente). Fragile, imponente, necessario, tragico.

HellO° è una costola del nostro ultimo lavoro per la scena: OtellO. Non un estratto ma un ulteriore approfondimento a partire dall’opera di William Shakespeare, dove le parole realizzano una tragedia che non avrebbe nessuna base per arrivare al tragico epilogo. Ma il corpo non mente mai. È su questa dualità parola-menzogna/corpo-verità che tutto il lavoro, compreso questo “solo”, sviluppa la sua ricerca e la sua convinzione di necessaria necessità. Contemplare i corpi nella loro ineluttabile essenza.

HellO° è perciò il corpo della tragedia. Tragedia del linguaggio e tragedia del corpo sottomesso alle sue leggi. HellO° è il corpo glorioso e vibrante che assume su di sé tutta la tensione contemporanea a cui viene letteralmente esposto per arrivare a perderne coscienza e conoscenza.

HellO° è il solo che si presenta oggi ai vostri occhi. Osservate i particolari di un corpo trionfante nella sua fragilità, i suoi movimenti e la sua stasi, la sua intensità e il suo colore, le sue voglie e meraviglie, il suo porsi davanti a voi come unica certezza della vostra presenza e realtà.

21 APRILE

PESARO

CHIESA DELL’ANNUNZIATA

CLAPS YOUR HANDS SAY YEAH

IN CONCERTO [PIANO SOLO]

 

Clap Your Hands Say Yeah sta per portare l’ultimo acclamato album New Fragility in concerto. Il tour, che va da marzo a luglio, presenterà le canzoni dell’ultimo album insieme al vasto repertorio dell’artista.

Attualmente riconosciuto come uno dei progetti indie rock più importanti degli ultimi 15 anni, Clap Your Hands Say Yeah si è formato verso la fine del 2004. Hanno iniziato suonando dal vivo in alcuni live club di Manhattan e Brooklyn e sono stati una delle prime band ad aver ottenuto una considerevole notorietà online prima ancora di un contratto discografico. Nel 2005 pubblicano il loro primo album omonimo e autoprodotto, a cui “Pitchfork” dà un punteggio di 9.0 e che include immediatamente nella classifica “Best New Music”. Nello stesso anno firmano un contratto discografico con la label inglese Wichita Records e due anni dopo, nel 2007, pubblicano il loro secondo disco Some Loud Thunder. Dopo due anni passati a suonare sui palchi più prestigiosi del mondo, comparendo anche in alcune pellicole per il cinema, i CYHSY annunciano di volersi prendere una pausa per dedicarsi ai loro side projects: Alec pubblicherà Mo Beauty, il suo primo album solista, e Skin and Bones, il primo album con i Flashy Pyton, la sua seconda band; Robbie Guertin inizia a collaborare sia con i Radical Dads che con i Uninhabitable Mansions (insieme al compagno di band Tyler Sargent). Dopo uno iato durato un paio di anni, nel 2011 pubblicano Hysterical, il loro terzo album, che a differenza dei suoi due predecessori riceve un’accoglienza molto tiepida da parte della critica. A distanza di meno di un anno, uno dopo l’altro Guertin, Tyler e Lee Sargent lasciano la band per dedicarsi ai loro progetti personali.

Nel 2013 viene pubblicato su Bandcamp Little Moments, un EP composto da quattro brani, due dei quali verranno inclusi in una nuova versione nel quarto album Only Run nel 2014, ultimo album prima che i CYHSY diventano a tutti gli effetti una one man band composta solo da Alec Ounsworth che continua a portare avanti il progetto ristampando il primo album della band a cui seguirà un tour in Nord America. Nel 2017 pubblica l’album The Tourist, prodotto da Dave Fridman dei Mercury Rev, così come i precedenti Some Loud Thunder e Only Run. Un album che arriva dopo un periodo travagliato e che vuole essere una summa dei suoi grandi ispiratori di sempre: John Cale, Robert Wyatt, Tom Waits e Nick Cave. New Fragility, pubblicato nel febbraio 2021, è l’ottavo album di Alec Ounsworth ed è stato acclamato dai fan e dai media di tutto il mondo per la sua toccante intimità, personalità e vulnerabilità che trasformano le sue belle melodie in “una serie di grandi canzoni” (NPR). New Fragility è stato prodotto da Alec Ounsworth, con produzione aggiuntiva di Will Johnson, registrato da Britton Beisenherz a Austin, TX, mixato da John Agnello nel New Jersey e masterizzato da Greg Calbi. Le versioni acustiche nella Deluxe Edition sono state registrate da Todd Erk, mixate da Britton Beisenherz e masterizzate da Valerio Mina.

In qualsiasi discussione riguardante i cantautori e gli autori della musica indipendente del 21° secolo, Alec Ounsworth e il suo moniker, Clap Your Hands Say Yeah, avranno sicuramente un posto di rilievo. Pochi sono stati così coerentemente eclettici e intimi; pochi altri rimangono ancora coraggiosamente indipendenti, rifiutando di firmare accordi che potrebbero compromettere la loro visione artistica. Questo è ciò che caratterizza l’opera di Ounsworth, specialmente il progetto che ha iniziato nei primi anni 2000, Clap Your Hands Say Yeah. Con ogni uscita dal suo storico debutto, l’artista di Philadelphia ha raffinato e ampliato il suo suono, assecondando un insieme sempre più ampio di influenze. Prolifico ed enigmatico come sempre, i suoi lavori più recenti sposano lo spirito eccentrico e fuori dagli schemi dei primi anni con una ben meritata sicurezza e un più grande senso di versatilità. Sempre diretto verso nuove strade di arrangiamento delle canzoni e di connessione organica con il suo pubblico, Ounsworth ha dimostrato che è possibile tradurre un certo livello di serietà in qualcosa di gioioso. Dopo quasi due decenni Ounsworth rimane una delle voci più distintive della musica.

27 APRILE

PESARO

CHIESA DELL’ANNUNZIATA

IO NON SONO NESSUNO

 

di Emilia Verginelli

con Muradif Hrustic, Michael Schermi, Emilia Verginelli

contributi video e audio Pasquale Verginelli, Daniele Grassi

Marilù Rebecchini, Siham El Hadef

luci Camila Chiozza

collaborazione alla drammaturgia Luisa Merloni

aiuto regia Brianda Carreras

assistente al lavoro scenico Gioia Salvatori e Aglaia Mora

produzione 369gradi e Bluemotion

in coproduzione con Santarcangelo Festival

con il sostegno di fivizzano27, Angelo Mai

carrozzerie| n.o.t, mixò ass.culturale

con la collaborazione di Teatro Di Roma – Teatro Nazionale

progetto finalista Premio Scenario 2019

 

 

Muradif

Freeze! Un break, una pausa, una posa sospesa per alcuni istanti, per poi riprendere a ballare.

Emilia Verginelli

Io non sono nessuno raccoglie episodi della mia esperienza come volontaria teatrale all’interno di una Casa-Famiglia e indaga il mio rapporto con alcuni dei bambini che la abitano, tra cui Muradif.

Un luogo da chiamare casa per chi non ha famiglia, dove i ruoli originali di madre-padre-figlio sono sostituiti da altri: educatore, tutore legale, avvocato, assistente sociale, giudice, psicologo, genitore affidatario, genitore adottivo, suora, volontario… Cosa implicano tutti questi ruoli? Cosa definiscono? Cos’è un ruolo?

Partendo da queste domande si sviluppa un’indagine sui rapporti umani, attraverso le interviste di Muradif, Michael, Daniele, Marilù, Siham e Pasquale, mio padre. I ruoli ci sono sempre o si può vivere senza? Così, qui, nel teatro, i ruoli diventano un gioco di travestimenti da fare e disfare, per reinterpretare la memoria, per ridefinire un’identità. La breakdance, l’esperienza condivisa, lo stare insieme dialogano attraverso le interviste: punti di vista differenti, che diventano il linguaggio scenico di Io non sono nessuno. Se per un bambino che arriva in casa-famiglia la parola “famiglia” diventa quel mondo di fuori a cui tanto aspira, si crea inevitabilmente una separazione tra mondo dentro e mondo fuori. Ma chi sono tutte queste persone con cui condividiamo dei ricordi, una vita, delle responsabilità? Comunità, collettività: cosa significano queste parole? Chi siamo gli uni di fronte agli altri?

In questo spazio scenico, nel silenzio del nostro stare, immaginiamo di annullare questa separazione tra dentro e fuori, tra teatro e strada, tra ciò che rappresentiamo e ciò che siamo. Condividere uno spazio, una passione, dei valori, diventa importante come, e più, dei legami di sangue. Cercando di scavare per riscoprire, sotto questa maschera di ruoli, che possiamo semplicemente essere, anche solo per un istante, chiudendo gli occhi: Emilia, Muradif e Michael. È tutto iniziato così: ero curiosa della sua danza, la breakdance e volevo saperne di più. Muradif non è un attore, così ho pensato di registrare questo nostro incontro e fargli delle domande, tra me e lui una macchina da presa: un’intervista. Ho pensato molto alle sue parole nei giorni successivi, al quel suo stare davanti all’obiettivo, parlare con me e allo stesso tempo con tutti e, alla fine, me la sono fatta anch’io un’intervista.

‘L’intervista’ è diventata la ricerca ritmica del linguaggio scenico di Io non sono nessuno con le sue pause, l’imbarazzo, coi suoi silenzi troppo lunghi e i pensieri troppo articolati. Come con la breakdance, la passione di Muradif, che non si può intervistare ed ha bisogno di esprimersi dal vivo. Ma oltre a ballare, sul palco componiamo scatoline di fiammiferi, su cui attacchiamo fotografie nostre, foto che abbiamo fatto, ricordi. Lo facciamo da anni. E poi usiamo i cellulari, altri raccoglitori di questi ricordi che diventano archivio della memoria propria e collettiva.

4 MAGGIO

PERGOLA

TEATRO ANGEL DAL FOCO

TYCOONS

spettacolo sostenuto nell’ambito di NEXT 2022/2023

progetto di Regione Lombardia

in collaborazione con Fondazione Cariplo

Trilogia del Capitale _ Capitolo II

drammaturgia e regia Michele Segreto

con Roberto Marinelli, Michele Mariniello, Massimiliano Mastroeni

David Meden, Marco Rizzo, Marta Zito

illustrazione in copertina Cecco Mariniello

progetto grafico Michele Mariniello

contenuti a cura di Michele Segreto, Claudio Facchinelli, Julian Soardi, Caterina Bonetti

costumi Floriana Setti, Laboratorio Kyklos

musiche da Kurt Weill, Mischa Spoliansky, Friedrich Hollaender, Sherman Brothers

arrangiamenti musicali e orchestrazioni Giovanni Frison

acting coach Sara Drago

disegno luci Martino Minzoni

produzione servomutoTeatro

con il sostegno di Centro di Residenza della Toscana

[Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro]

si ringrazia Teatro Elfo Puccini, Francesco Frongia, Spazio Caroli 12, Teatro Pedonale

realizzato con il contributo di tutti i sostenitori della campagna di crowdfunding TYCOONS

spettacolo finalista Toscana Terra Accogliente 2021

 

All’inizio del secolo scorso nasce la Borsa Valori come la conosciamo oggi; il denaro diventa sempre meno reale e il suo valore sempre più manipolabile. Le democrazie occidentali iniziano a creare il debito.

Il sogno di un mondo costruito sull’abbondanza e sulla prosperità sembra definitivamente fallito. Pochissimi uomini smisuratamente ricchi controllano l’industria e la finanza e iniziano a usare il proprio potere per manipolare la politica, nel bene e nel male.

Tanti osservano questi uomini, nel desiderio di poter essere come loro. Uno di loro, libretto azionario in pugno, decide di scrivere da sé il proprio destino. Un altro, pistola in pungo, decide che il proprio destino è già scritto. In quegli anni turbolenti, nasce la più potente banca centrale che il mondo abbia mai visto.

Debutta il 19 (ottobre, n.d.r.) al Teatro Fontana di Milano lo spettacolo Tycoons, la nuova produzione di servomutoTeatro per la regia di Michele Segreto, secondo capitolo di una trilogia legata alla riflessione sul sistema economico e produttivo iniziata con PhoebusKartell. Lo spettacolo racconta le vicende, di primo Novecento, legate alla nascita della Borsa Valori e al costituirsi di un legame stringente e di forte interdipendenza fra politica e mercato. Il capitale, controllato da pochissimi detentori del potere economico globale, diventa guida delle scelte amministrative e politiche su scala mondiale e i grandi magnati – i Tycoons – modello di vita e di successo a cui ambire. Si parte dalla nascita della banca più potente al mondo, per arrivare a descrivere la sua influenza sulle campagne elettorali americane, sulla politica internazionale. Da una parte il potere economico che determina scelte capaci di definire la vita di ciascun cittadino, dall’altra un universo fatto di disoccupati, anarchici, poveri e ceti bassi che si contrappongono, nel contesto del sogno americano, a magnati, broker e piccoli e medi investitori. Al centro sempre un gioco spietato basato sulle regole di mercato.

5 MAGGIO

PESARO

CHIESA DELL’ANNUNZIATA

MANFRED

ideazione Maria Alterno e Richard Pareschi

testo George G. Byron

musica Robert Schumann, Op. 115

musiche originali Donato Di Trapani

live electronics Donato Di Trapani/Angelo Sicurella

voce Maria Alterno

disegno luci Andrea Sanson

produzione Madalena Reversa con Motus

› la performance presenta audio a volumi elevati, luci stroboscopiche e intensa presenza di fumo, sconsigliati a chi è affetto da epilessia, cardiopatia, persone fotosensibili e claustrofobiche

› la performance è sconsigliata ai minori di 14 anni.

› spettacolo in lingua inglese con sottotitoli in italiano

 

Madalena Reversa

Manfred è l’ecodramma della nostra esistenza, lo spirito del nostro tempo, l’umanità presa a morsi da se stessa, barcollante in una bufera di ululati lugubri, sullo sfondo di un’apocalisse incombente. È un’immagine visivo-sonora che ci schianta in un mal du siècle post-romantico, avvolta da un alone pesantemente darkeggiante, fatta di buio, angoscianti frequenze e clangori metallici, e trafitta da melanconiche melodie che imprimono antiche memorie di Bellezza.

Scritto nel 1816, l’anno di una crisi climatica globale che spinse a indagare e ripensare il rapporto tra esseri umani e Natura, in Manfred prende vita una riflessione multiforme, che è ecologica, spirituale ed esistenziale allo stesso tempo e che si protende avanguardista verso una forma di mal du siècle post-romantico.

Byron si ribella al concetto romantico di Natura e genera una consapevolezza ambientale non ortodossa, che applica al senso dell’ambiente una forma di scetticismo. La Natura come esperienza estetico-contemplativa non è più sufficiente, e Manfred prende la forma di un eco dramma, in cui l’essere umano e le forze naturali sono agenti di un rapporto ambiguo, di fusione e separazione, dialogante e in conflitto. La sfiducia nei confronti delle interrelazioni fra mondo umano e ambito naturale nasce dall’idea che la coscienza umana sia una comunità incarnata di creature, e quest’idea detta e determina l’azione-pensiero di Manfred. Non c’è possibilità di espiazione, esiste solo una colpa non rivelata, e l’angoscia di vivere in un tempo che sembra essere scandito da un fato inesorabile, una condizione ineluttabile che però rappresenta anche “una via di liberazione dai vincoli della condizione umana1”.

Manfred è un’umanità incastrata nel conflitto tra materia e spirito, nella solitudine tra cielo e terra, isolata in un territorio di confine, dominato dall’incertezza. Half dust half deity, metà cenere e metà deità, noise e sinfonia, questa è l’essenza mista dell’essere umano, che vive un continuo sbalzo tra attaccamento e rinuncia alla Terra, tra il desiderio di dimenticare e di essere dimenticati, lasciarsi andare o essere salvati.

Nel 1816 si era da poco entrati nell’Antropocene ma Manfred sembra essere sull’orlo del suo tramonto, al suo estremo atto, dove non è più solo la crisi climatica o la catastrofe ambientale ma la precarietà dilagante che riverbera e si espande in tutti gli ambiti dell’esistenza.

Manfred incarna lo spirito del nostro tempo nel disgusto, nell’indigestione estetica, nel dolore, nell’amore irrimediabile, nella solida disperazione, nel “cogito cavalcato dall’angoscia”.

Byron voleva che Manfred fosse “impossibile per la scena”, creato per un teatro mentale, pensato per una lettura interiorizzata ed un’esperienza individuale.

Manfred ci invita a coinvolgerci intellettualmente, è lo specchio di una proiezione immaginativa, è voce senza soggetto o senza corpo, assume forme non identificabili alla vista. È sottrazione a favore della sinestesia, perché se una possibilità di redenzione esiste, questa sta nella capacità di ergersi sulla propria forza, nel potere dell’immaginazione individuale, nel piantare un seme di speranza nella terra del nulla, dalla quale in lontananza echeggiano antiche melodie.

11 MAGGIO

PESARO

TEATRO SPERIMENTALE

L’ANGELO DELLA STORIA

creazione Sotterraneo

ideazione e regia Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa

in scena Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini

Daniele Pennati, Giulio Santolini

scrittura Daniele Villa

luci Marco Santambrogio

costumi Ettore Lombardi

suoni Simone Arganini

montaggio danze Giulio Santolini

produzione Sotterraneo

coproduzione Marche Teatro, ATP Teatri di Pistoia Centro di Produzione Teatrale

CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, Teatro Nacional de Lisboa D. Maria II

contributo Centrale Fies, La Corte Ospitale, Armunia

col supporto di Mic, Regione Toscana, Fondazione CR Firenze

residenze artistiche Centrale Fies_art work space

Centro di Residenza Emilia-Romagna/La Corte Ospitale

Dialoghi – Residenze delle arti performative a Villa Manin

Armunia, Elsinor/Teatro Cantiere Florida, ATP Teatri di Pistoia

ringraziamento speciale Gabriele Grossi

 Sotterraneo fa parte del progetto Fies Factory

è Artista Associato al Piccolo Teatro di Milano ed è residente presso ATP Teatri di Pistoia

Premio Ubu spettacolo dell’anno 2022

 

 

Walter Benjamin

Non è che il passato getti la sua luce sul presente o il presente la sua luce sul passato: l’immagine è ciò in cui quel che è stato si unisce fulmineamente con l’adesso in una costellazione

Nel suo ultimo lavoro il filosofo Walter Benjamin descrive un angelo che vola con lo sguardo rivolto al passato, dando le spalle al futuro: le macerie di edifici e ideologie si accumulano davanti ai suoi occhi [strumenti musicali in fondo all’oceano, radar malfunzionanti, balene spiaggiate] e l’angelo vorrebbe fermarsi a ricomporre i detriti [neonati morti, statue in Antartide, conigli fluorescenti], ma una tempesta gonfia le sue ali e lo trascina inesorabilmente in avanti [danze isteriche di massa, paracaduti inceppati, gatti milionari]: questa tempesta è ciò che chiamiamo progresso. Per quanto l’angelo osservi il susseguirsi degli eventi [mani sui tasti di un pianoforte, funghi atomici, cartoline nella giungla] e cerchi di resistere alla tempesta, non può fermarsi e intervenire, non può rincollare i pezzi e rifondare una realtà condivisa, non può fare assolutamente nulla per aiutarci – se non altro perché gli angeli non esistono [cocktail al cianuro, numeri irrazionali, racconti intorno al fuoco]. Quale altro essere senziente potrebbe provare a ricomporre l’infranto, smontare le narrazioni e – volando o meno – finalmente girarsi per proiettare lo sguardo in avanti?

DAL 15 AL 17 MAGGIO

FOSSOMBRONE

CHIESA DI SAN FILIPPO

LA JOIE DE VIVRE

di Caterina Ridi

un progetto di Accademia di Belle Arti di Urbino

con il patrocinio del Conservatorio Gioachino Rossini di Pesaro

Comune di Fossombrone

progetto scenico a cura della Scuola di Scenografia

musiche e suoni a cura del Laboratorio di Musica Elettronica Sperimentale [LEMS]

con Piero Lanzellotti, Caterina Ridi [il resto del cast è da definire]

non sono previsti posti a sedere

Durante l’anno Accademico 2020/2021 dentro la tempesta perfetta di un anno scolastico pandemico, chiusi dentro le nostre case abbiamo ideato, una trilogia per cercare di scoprire o di mappare il senso dell’abitare dentro le città insolitamente vuote. La joie de vivre è l’ultimo capitolo di questo vagare per diporto tra strutture e sentimento e artificio. Questo capitolo, si imparadisa dentro l’eccezione barocca della Chiesa di San Filippo che si erge nel cuore del Comune di Fossombrone, con cui la Scuola di Scenografia ha appena inaugurato una collaborazione che speriamo proficua. Dentro il brivido trascendente e fantasmagorico del luogo si vende La joie de vivre. Sostanza poco legale e forse psicotropa che promette miracoli. La joie de vivre, venduta come “gioia” e mostrata come “gioco”.

LA JOIE DE VIVRE-ABSTRACT

di Caterina Ridi

«Un minuto intero di beatitudine! È forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?». Dostoevskij chiudeva così le Notti Bianche. Anche due o tre di momenti di beatitudine, caro Fedor. Anche cinque o sei di momentini, piccolini piccolini.» Saremmo capaci, se ce lo suggerissero, chiedessero sottovoce e in gran segreto, di figurarci, costruire fra le nostre connessioni neuronali un mondo all’interno del quale sia possibile riuscire ad essere felici, per qualche strappo di tempo o per quanto vogliamo, grazie all’assunzione di un farmaco? Di una miscela, di una reazione chimica trasformata in pastiglia, di una sostanza psicotropa priva di controindicazioni e foglietto illustrativo. Se per pigrizia, tedio, torpore siamo maturati in quella forma di adulti così poco avvezzi alla partecipazione dei giochi di bimbo, sarà sufficiente farsi accogliere fra i teli dello chapiteau del più grande circo del mondo: la Realtà, disseminata di posti a sedere del tutto giusti o del tutto sbagliati. Labile è, là dentro, la differenza. Impalpabile. Si tratta di territorio privo di leggi imperiose e burocrazie nel quale l’assunzione della Joie de vivre conduce esseri umani a trasformarsi in creature dis-umane, extra-ordinarie.

Per ciascuno, la declinazione di che cosa significhi essere altro da sé assumerà le forme più stravaganti. E se indossassi, al mattino, prima la scarpa sinistra invece che la destra? E se riuscissi a godere dell’amore anche solo vivendo nella tensione costante della sua attesa, senza averlo mai abitato?

E se un Dio stravagante,ingoiasse posologie arbitrarie di Joie de vivre e ci rivelasse i segreti che si celano dietro, dentro, a fianco alle sue edificazioni del Creato? Cosa vi permette un istantaneo e benefico allontanamento da chi siete e da ciò che conoscete? Quali sono gli ingredienti della vostra personalissima cura alla gravosità del quotidiano? Sareste capaci, una volta sperimentata la potenza grottesca e provvidenziale della Joie de vivre, di continuare a respirare ogni mattina, all’alba, prima di iniziare la progettazione ed edificazione di chi voi siate, di non diventarne dipendenti?

O siete, al contrario, soddisfatti di ciò di cui la vostra esistenza dispone al punto di non desiderarne l’assunzione? Neanche per una volta, neanche per la durata di un brivido di anarchica follia? È, poi, follia il desiderare felicità low budget, a bassi prezzi di mercato? O dimostrazione di tutela e cura di sé, amor proprio?

20 MAGGIO

PESARO

CHIESA DELL’ANNUNZIATA

[RESIDENZA DI ALLESTIMENTO]

CANTIERE APERTO PER

“PER LA VITA”

 

 

21 MAGGIO

JESI

TEATRO PERGOLESI

VIOLA GRAZIOSI

PER LA VITA _ primo studio

 scritto e diretto da Francesca Garolla

vincitrice del Premio Valeria Moriconi. Futuro Della Scena 2022

con Viola Graziosi

in collaborazione con AMAT & Teatri di Pesaro

 

Francesca Garolla

 Per la vita nasce all’interno di una trilogia sulla quale sto lavorando da diversi anni. Una trilogia che indaga il tema della libertà in tre declinazioni: una libertà “assoluta” che non si interroga da un punto di vista etico o morale sulle conseguenze delle proprie azioni (Tu es libre), una libertà che invece tocca il tema della responsabilità, individuale, collettiva e storica, nella sua eredità generazionale (Se ci fosse luce) e, in Per la vita, una libertà “rifiutata”, evitata, negata a se stessi consapevolmente.

Per la vita si interroga su come si possa accettare, se non desiderare, una condizione di prigionia, reale o mentale che sia. In scena una donna, sola, sembra obbedire alla volontà di qualcun altro, ad una madre-maman che “a fin di bene” l’ha relegata nella sua stanza, rendendola terrorizzata e disgustata dalla vita che accade fuori dalle sue finestre, costretta, imprigionata in affermazioni, regole e limiti.

Ma è quando la madre scompare – è poi mai davvero esistita? – che comprendiamo come la protagonista stessa non voglia davvero liberarsi. È nella sua prigione – che ha voluto, immaginato, abitato – che trova la sua libertà.

27 MAGGIO

PESARO

LUOGHI VARI

PESARO DANZA

FOCUS FESTIVAL

H 17 _ Centro storico

PABLO GIROLAMI/IVONA

MANBUHSONA

compagnia Ivona

coreografo Pablo Girolami

ballerini Giacomo Todeschi, Lou Thabart, Samuele Arisci

Guilherme Leal, Pablo Girolami

musiche Alim Qasimov, Fargana Qasimova, Troja, Nico Sun & Slow Nomaden

Acid Arab feat Radia Menel

produzione House of Ivona, Centro di Produzione Twain – Tuscania (VT)

Festival Oriente Occidente – CID Rovereto (TN), DANCEHAUSpiù (MI)

Amis du MDC – Melinda Stampfli Neuchâtel (CH)

 

Manbuhsona è un’evoluzione. Manbuhsa diventa Manbuhsona. Tutto è infatti iniziato con la prima creazione di Ivona, il duetto intitolato Manbuhsa, il cui sviluppo è cominciato dall’urgenza di essere creativi e di scoprirsi. In Manbuhsona la coppia diventa la comunità, la gita di un giorno diviene il viaggio di una vita. Dobbiamo riguadagnare il nostro istinto e cercare nel nostro passato le nostre certezze per essere forti e saldi. Un viaggio temporale, e nello spazio, che collega radici primordiali e futuro prossimo. Ci immergeremo nella natura e saremo ispirati dalla sua bellezza. Le sfide personali affrontate e le relazioni intessute mireranno a costruire una comunità sinergica, che agirà simbioticamente. Lo spettacolo inizia con una sensazione di disconnessione. Ogni danzatore è chiamato a connettersi con la propria esperienza personale, per mezzo della propria risposta somatica individuale. Da questa atmosfera, i danzatori aumentano gradualmente la vicinanza tra loro, si percepiscono vicendevolmente, rappresentano la reciproca consapevolezza. E sebbene non ne sapranno cogliere lo scopo, prendono coscienza dell’unione dei loro cammini. Il viaggio avrà inizio. Progressivamente la loro fisicità sarà un tutt’uno con i ritmi della musica, questa energia guiderà il gruppo verso l’omogeneità. Colta di una rivelazione, questa, ormai, comunità reagirà con una risposta mentale e fisica: lascerà che l’egoismo e l’individualità si dissolvano, facendo posto alla generosità. E così, la forza della collettività è testimone e interprete di un senso di libertà e di piacere, che celebra il viaggio percorso in un rituale carico di eccitazione. Un’energia emanata grazie alla purezza dell’istinto naturale ritrovato.

H 18,30 _ Palazzo Gradari

ORYAN YOHANAN & ILANA SARAH CLAIRE BELLAHSEN

THESE 2 SHALL PASS

di e con Oryan Yohanan e Ilana Sarah Claire Bellahsen

 

These 2 Shall Pass è uno spettacolo di danza contemporeana del duo israeliano formato da Oryan Yohanan e Ilana Sarah Claire Bellahsen. Un duetto animalesco, grottesco, sexy e autoironico che presenta una visione aperta dell’esperienza femminile.

Le artiste

Come donne, riceviamo una moltitudine di consigli. Sembra che ognuno abbia idee migliori delle nostre su come essere una donna migliore, una donna attrattiva, una donna che ha costantemente bisogno di adattarsi e cambiare. Troviamo noi stesse in una situazione assurda come di un continuo conflitto che incrocia molte domande: dove sto andando veramente? Cosa succederà? Cosa rimarrà?” 

H 21 _ Teatro Sperimentale

ADRIANO BOLOGNINO

RUA DA SAUDADE

di Adriano Bolognino

con Rosaria Di Maro, Noemi Caricchia, Giorgia Longo, Roberta Fanzini

costumi Tns Brand

dramaturg Gregor Acuna-Pohl

testi a cura di Rosa Coppola

supporto musicale Mirko Ingrao

produzione Cornelia

con il supporto di Torino Danza Festival/Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

Orsolina28, Fondazione I Teatri Reggio Emilia/Festival Aperto

 

*Creazione selezionata per NID Platform Open Studios 2021, DNA Appunti Coreografici 2021

Certamen Coreografico Sabadell 2021, Call for Creation Orsolina28 2021, Twain

Direzioni Altre 2021. Vincitore Cortoindanza 2021

Gilberto Gil

Ogni Saudade è una capsula trasparente, che sigilla e al contempo offre visione, di ciò che non si può vedere, che si è lasciato dietro di sé, ma che si conserva nel proprio cuore.

Adriano Bolognino

Saudade è un nodo stretto attorno al passato, una costola del presente.

Saudade è guardare avanti, verso ciò che ancora non esiste o che forse non esisterà mai. E così sentire la vita con tutti i pori della pelle, imparare a dare il giusto valore a tutto ciò che ci circonda. Saudade è un’altalena. Un’atmosfera, uno stato d’animo, dipinta dall’infinita potenza delle immagini.

Studiando come questo sentimento ha trovato espressione, ho approfondito la poetica di Fernando Pessoa e la sua grande creazione estetica: l’invenzione degli eteronimi. Ispirandomi, quindi, alle quattro principali personalità letterarie dello scrittore portoghese, quattro danzatrici interpreteranno diversi eteronimi dotati di autonoma identità. Ognuna di loro ha avvertito e esplorato la propria e intima forma di Saudade, mettendola poi in relazione a quella delle altre. Con questo lavoro ho voluto sperimentare un particolare sentire che può essere attraversato da soli e in compagnia. Una creazione che ha all’interno mancanza e desiderio. Strazio e tenerezza.

H 22,30 _ Chiesa dell’Annunziata

GIADA VAILATI & FRANCESCO SACCO

QUESTO È IL MIO CORPO (UN’ALTRA OFELIA)

di e con Giada Vailati e Francesco Sacco

musica Francesco Sacco

produzione Cult of Magic

con il supporto di Tagli e Museo Novecento Firenze

 

Questo è il mio corpo (un’altra Ofelia) nasce da un percorso di ricerca attorno al personaggio di Ofelia, la cui vita e morte raccontano un particolare rapporto con il possesso del corpo, destinato al sacrificio per l’espiazione di peccati altrui. Il suo corpo, come quello di ogni altra ragazza della sua epoca, appartiene al padre, in attesa della scelta di un marito, al quale passerà in consegna. La frizione fra la prospettiva di Ofelia e il mondo circostante crea una sorta di predestinazione investendo la sua morte di un aspetto sacrificale che avvicina il personaggio alla figura di Cristo: la purezza espressa in un mondo contaminato (dai peccati degli uomini o dal “marcio in Danimarca”) fa perdere ad entrambi il possesso del corpo, che da proprietà del padre (biologico per Ofelia, celeste per Cristo) si fa agnello sacrificale, divenendo pubblico. La dimensione dell’abbandono del corpo viene suggerita dallo stesso Amleto, che consiglia ad Ofelia il convento per evitare di mettere al mondo altri peccatori e le chiede di ricordarlo nelle sue preghiere.*

La proprietà dei nostri corpi in relazione ad una dimensione etica, talvolta sacrificale, è all’ordine del giorno: i nostri corpi ci appartengono? Questo è il mio corpo (un’altra Ofelia) mette in scena un rituale di riappropriazione attraverso la perdita: movimento e suono si concentrano sulla ripetizione, creando un loop in cui da soggetto agente il corpo diventa agito. Il corpo perde volontà e intenzione e inizia ad esistere solo all’interno della gabbia del movimento ricorsivo, destinato a ripetersi in un ciclo potenzialmente eterno. Il movimento nasce da passi semplici ripetuti con dinamica crescente, giocato su un loop che è contemporaneamente costrizione e liberazione, perdita del controllo del corpo e riappropriazione, raggiungimento del limite di sopportazione fisica e superamento. Sono conciliabili l’ottica del sacrificio e l’exemplum cristiano con un umanesimo del corpo? Viviamo ancora situazioni in cui corpo e virtù possono confliggere? I nostri corpi ci appartengono?

* “Va’ in un convento. Perché ti vuoi fare procreatrice di peccatori? Anch’io son

virtuoso abbastanza, e tuttavia mi potrei incolpar di tali cose, da pensar che sarebbe

stato meglio mia madre non m’avesse partorito.”

(Amleto, atto III, sc. 1)

* “Ninfa, nelle tue preghiere, ricordati di tutti i miei peccati.”

(Amleto, atto III, sc. 1)

“Questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi”

(1Corinzi 11:23)

10 GIUGNO

PESARO

CHIESA DELL’ANNUNZIATA

[RESIDENZA DI ALLESTIMENTO]

EMILIA VERGINELLI

CANTIERE APERTO PER

“LOURDES”

di e con Emilia Verginelli

con Alessandro Rilletti, Andrea Beghetto

collaborazione alla drammaturgia Sara de Simone

sound designer Francesca Cuttica aka China Wow

disegno luci Camila Chiozza

produzione Bluemotion, Angelo Mai

in collaborazione con Fondo per le creatività emergenti Santarcangelo Dei Teatri

Triennale Milano Teatro, ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione

Ravenna Teatro, AMAT, Fabbrica Europa, I Teatri Reggio Emilia

L’arboreto – Teatro Dimora, Teatro Pubblico Campano, Teatro Pubblico Pugliese

Centrale Fies, Teatro Stabile dell’Umbria, Operaestate Festival Veneto

tra le vincitrici del progetto CURA 2022

Elsinor Centro di Produzione Teatrale / Teatro Cantiere Florida (Firenze)

+ Cross residence (Verbania, VB)

 

Lourdes è la storia di un incontro, di più incontri. È il racconto di chi è stato e chi non è mai stato a Lourdes. C’è chi lo immagina, chi lo detesta, chi avrebbe voluto andare lì per chiedere un miracolo. È una conversazione, una serie di dialoghi accaduti nel tempo tra me e più persone, non in ordine cronologico ma è un ordine che passa dalla narrazione al ricordo, dal ricordo ad una riflessione per restare nel presente della rappresentazione scenica. Così le dimensioni temporali si sovrappongono, nel connettere le strade del passato con quelle del presente. Voci tangibili, testimonianze reali da cui partire per un’osservazione clinica del fenomeno “Lourdes”. Una ricerca al confine tra il me e l’altra persona. Il sentimento è quello dell’incertezza, e al contempo è una ricerca dell’impersonale.

LE INFO

BIGLIETTI

posto unico numerato

 

Ascoli Piceno, Teatro Ventidio Basso

Hýbris                                                             15 euro            12 euro ridotto

Cagli, Teatro Comunale

La nuova abitudine                                          10 euro                        8 euro ridotto

Fabriano, Teatro Gentile

Teatro studio                                                   15 euro

Fano, Teatro della Fortuna

Chi ha paura di Virginia Woolf                           20 euro

Teatro studio                                                   15 euro

Fossombrone, Chiesa di San Filippo

La joie de vivre                                                ingresso gratuito

Jesi, Teatro Pergolesi

Ramy The voice of Revolution                          da 12 a 29 euro

Per la vita [primo studio]                                  8 euro

Mondavio, Teatro Apollo

Smarrimento                                                   da 8 a 15 euro

Pergola, Teatro Angel Dal Foco

Tycoons                                                          5 euro

Pesaro, Chiesa dell’Annunziata

Nziria                                                              10 euro                        8 euro ridotto

Mosca + Oberdan                                            8 euro                          5 euro ridotto

Mai mai mai / Levi                                           8 euro                          5 euro ridotto

L’amica geniale a fumetti                                 10 euro                        8 euro ridotto

Claps your hands say yeah                              15 euro                        12 euro ridotto

Io non sono nessuno                                       10 euro                        8 euro ridotto

Manfred                                                           10 euro                        8 euro ridotto

Cantiere aperto per Per la vita                          biglietto cortesia 3 euro

Cantiere aperto per Lourdes                             biglietto cortesia 3 euro

Pesaro, Chiesa del Suffragio

The present is not enough                               10 euro                        8 euro ridotto

Pesaro, Teatro Sperimentale

Beat forward _ studio                                      da 10 a 25 euro

Cantiere aperto per Tre Sorelle                         ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

Il tango delle capinere                                     15 euro                        12 euro ridotto

Right                                                               10 euro                        8 euro ridotto

Micah P. Hinson                                                           15 euro                        12 euro ridotto

Hello°                                                              10 euro                        8 euro ridotto

L’angelo della storia                                         15 euro                        12 euro ridotto

 

Pesaro Danza Focus Festival

abbonamento [4 spettacoli]                                         posto unico 20 euro

Centro storico Manbuhsona                                        posto unico 5 euro

Palazzo Gradari These 2 shall pass                              posto unico 8 euro

Teatro Sperimentale Rua da saudade                           posto unico 10 euro

Chiesa dell’Annunziata Questo è il mio corpo               posto unico 3 euro

 

 

San Costanzo, Teatro della Concordia

Apocalisse tascabile                                                     da 8 a 15 euro

Emma Nolde                                                               10 euro

San Lorenzo in Campo, Teatro Tiberini

Il cuore, la milza, il lago                                                           5 euro

Senigallia, Rotonda a Mare

Sotto a chi danza                                                        10 euro                        8 euro ridotto

Urbino, Teatro Sanzio

Figli di Abramo                                                            10 euro                        8 euro ridotto

Cirano deve morire                                                      10 euro                        8 euro ridotto

 

INIZIO SPETTACOLI

 

ore 21

 

Mondavio, Pergola, San Costanzo, San Lorenzo in Campo

ore 21.15

 

Cagli ore 17

Jesi Per la vita [primo studio] ore 17

Fano Teatro studio ore 17

Pesaro Cantiere Aperto per Tre sorelle ore 19 / The present is not enough ore 19

 

Pesaro danza focus festival

Centro storico Manbuhsona ore 17

Palazzo Gradari These 2 shall pass ore 18.30

Teatro Sperimentale Rua da saudade ore 21

Chiesa dell’Annunziata Questo è il mio corpo ore 22.30

 

BIGLIETTERIE

 

ASCOLI PICENO

Biglietteria del Teatro 0736 298770

lunedì – sabato 9.30 – 12.30 e 16.30 – 19.30

Botteghino Teatro Ventidio Basso

Il giorno di spettacolo da un’ora prima dell’inizio

CAGLI

Teatro Comunale 0721 781341

il giorno precedente lo spettacolo dalle 17 alle 19.30

il giorno di spettacolo dalle 15

FABRIANO

Biglietteria Teatro Gentile 0732 3644 

due giorni precedenti lo spettacolo dalle 16 alle 19

il giorno di spettacolo dalle 19

FANO

Botteghino Teatro della Fortuna 0721 800750

da mercoledì a sabato 17.30 – 19.30

mercoledì e sabato anche 10.30 – 12.30

nei giorni di spettacolo 10.30 – 12.30 e dalle 17.30

la domenica di spettacolo 10.30 – 12.30 e dalle 15

JESI

Biglietteria Teatro Pergolesi 0731 206888

lunedì – sabato 9.30 – 12.30 e 17 – 19.30 (festivi esclusi)

e da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo

MONDAVIO

Biglietteria Teatro Apollo

il giorno di spettacolo dalle 19

PERGOLA

Biglietteria Teatro Angel dal Foco

il giorno di spettacolo dalle 19

Botteghino Museo Bronzi Dorati 0721 734090

tutti i giorni 10 – 12.30 e 15.30 – 18.30 (chiuso lunedì)

PESARO

Biglietteria Teatro Sperimentale 0721 387548

dal mercoledì al sabato dalle 17 alle 19.30

nei giorni di spettacolo serale dalle 10 alle 13 e dalle 17

la domenica di spettacolo dalle 10 alle 13 e dalle 16

Biglietteria Chiesa dell’Annunziata 334 3193717

il giorno di spettacolo da un’ora prima dell’inizio

Biglietteria Chiesa del Suffragio 334 3193717

il giorno di spettacolo da un’ora prima dell’inizio

 

per Pesaro Danza Focus

Biglietteria Teatro Sperimentale 0721 387548

il giorno di spettacolo dalle ore 10 alle 13 e dalle 17

Biglietterie presso i luoghi di spettacolo 334 3193717

il giorno di spettacolo da un’ora prima dell’inizio

 

SAN COSTANZO

Biglietteria Teatro della Concordia 0721 950124

il giorno di spettacolo dalle 19

IAT San Costanzo 340 0796684

SAN LORENZO IN CAMPO

Biglietteria Teatro Tiberini

il giorno di spettacolo dalle 19

Botteghino Museo Bronzi Dorati 0721 734090

tutti i giorni 10 – 12.30 e 15.30 – 18.30 (chiuso lunedì)

SENIGALLIA

Biglietteria Teatro La Fenice 071 7930842

ogni giovedì, venerdì e sabato dalle 17 alle 20

il giovedì e il sabato anche dalle 10.30 alle 12.30

Biglietteria Rotonda a Mare

il giorno di spettacolo da un’ora prima dell’inizio

URBINO

Biglietteria Teatro Sanzio 0722 2281

il giorno precedente lo spettacolo dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 20

il giorno di spettacolo dalle 16

 

VENDITA ONLINE

 

Errore. Riferimento a collegamento ipertestuale non valido.

 

INFORMAZIONI

 

AMAT

071 2072439 / 2075880

www.amatmarche.net

ASCOLI PICENO

Biglietteria del Teatro

0736 298770

www.ilteatroventidiobasso.it

CAGLI

Teatro Comunale

0721 781341

FABRIANO

Città di Fabriano Assessorato alla Cultura

0732 709223 – 709319

www.comune.fabriano.an.it

FANO

Teatro della Fortuna

0721 830742 – 827092

www.teatrodellafortuna.it

FOSSOMBRONE

Comune di Fossombrone

0721 723263

www.comune.fossombrone.ps.it

JESI

Biglietteria Teatro Pergolesi

0731 206888

biglietteria@fpsjesi.com 

www.fondazionepergolesispontini.com

MONDAVIO

Rete Teatrale della provincia di Pesaro e Urbino

0721 849053 – 366 6305500

PERGOLA

Museo dei Bronzi Dorati e della Città di Pergola

0721 734090

Rete Teatrale della provincia di Pesaro e Urbino

0721 849053 – 366 6305500

PESARO

Teatro Sperimentale

0721 387548

www.teatridipesaro.it

SAN COSTANZO

IAT San Costanzo

340 0796684

Rete Teatrale della provincia di Pesaro e Urbino

0721 849053 – 366 6305500

SAN LORENZO IN CAMPO

Museo dei Bronzi Dorati e della Città di Pergola

0721 734090

Rete Teatrale della provincia di Pesaro e Urbino

0721 849053 – 366 6305500

SENIGALLIA

Teatro la Fenice 335 1776042

lunedì – venerdì ore 9.30 – 12.30

www.fenicesenigallia.it – info@fenicesenigallia.it

URBINO

Comune di Urbino 0722 3091

info@vieniaurbino.it

www.vieniaurbino.it

Info Point Consorzio 0722 324590

Info Point Borgo Mercatale 0722 378205

Iat 0722 2613

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