Come una mostra “a quattro mani”  lo stilista marchigiano Vittorio Camaiani presenta a Roma la Collezione autunno/inverno 22/23

Pomeriggio fashion nello storico Hotel Santa Chiara in via di Santa Chiara, a pochi passi da Largo di Torre Argentina. L’occasione è stata la presentazione della nuova collezione autunno /inverno 2022/2023 dello stilista marchigiano Vittorio Camaiani. Il couturier questa volta si confronta con un’affascinante artista d’avanguardia, Regina Cassolo Bracchi, nota come “Regina”, attiva soprattutto a partire dagli anni Trenta ed una delle più singolari artiste del Futurismo milanese.

Vittorio Camaiani
Vittorio Camaiani

Attraverso la fortunata formula dell’AtelierPerUnGiorno di Camaiani, una sorta di atelier Anni Cinquanta in cui le clienti possono toccare con mano i tessuti e ricevere consigli personalizzati di stile, vengono spiegati i capi cult della collezione presentati da Elena Parmegiani.


All’happening attrici, personaggi della cultura e della nobiltà romana. Fra i primi a complimentarsi con il designer ci sono gli attori Graziano Scarabicchi in compagnia della collega Sofia Taglione in pantaloni di pelle nera su blusa rossa. Subito dopo l’attrice ed influencer Kate Cavaliere in tubino beige con spolverino abbinato scortata dall’amico Fabio Demofonti, alias Kblue, primo cantante italiano kpop. La nobiltà schiera il Principe Guglielmo Giovanelli Marconi che interviene con l’amico prefetto Fulvio Rocco.


Lo spazio atelier è allestito come una mostra in un una sorta di dialogo continuo tra il couturier e l’artista futurista. A salutare Vittorio Camaiani e sua moglie Daniela Bernabei arrivano anche l’artista bulgaro Ilian Rachov, il pittore Amedeo Brogli, la giornalista Rai Antonietta Di Vizia, il designer Alessandro Salvatore Serafino, l’imprenditrice Simonetta Susta. A fine defilè brindisi allo stile.


I tratti essenziali e le geometrie astratte erano i segni distintivi di Regina, che in questa collezione si trova a dialogare con lo stilista marchigiano e le sue stoffe. È un lavoro “a quattro mani” in cui le forme rigide della scultura vengono trasformate e traslate su tessuto da Camaiani in un continuo rimando all’estetica di Regina ma rese morbide e fluttuanti, pronte per avvolgere il corpo femminile. Nel dialogo tra Regina e Camaiani sculture, strutture e disegni diventano l’alfabeto della loro comunicazione; linee rotonde, triangoli, forme astratte si appoggiano sulla donna Camaiani.


La collezione si struttura sui colori dei materiali utilizzati da Regina come il grigio dell’alluminio e il giallo, il verde e il rosa del plexiglas. Un abito prende vita da una scultura in plexiglas, un giaccone segue le linee di una sfera, le gonne a punta come le sculture salgono e scendono dall’orlo e seguono un bozzetto di Regina. Piccoli triangoli colorati si appoggiano al rigore di un tubino, i pantaloni si muovono fluidi e finiscono sull’orlo piegati come in una sua scultura, come anche le maniche di una elegante camicia bianca, pezzo iconico di Camaiani presente in ogni sua collezione.


Una modella e Vittorio Camaiani
Una modella e Vittorio Camaiani

Capo emblematico della collezione è il giaccone “1969”, ripreso da una scultura in plexiglas bianco e trasparente o quello giallo in cachemire ricamato a motivi che evocano il canarino scolpito da Regina negli anni 1925/1930.I colori dominanti della collezione sono il grigio perla e il grigio ferro, diverse tonalità di verde, dal marcio al bottiglia, il giallo, il nero, il rosa e il blu. I materiali sono principalmente cotone, seta crepe de chine, il jersey, crepe di lana, vigogne, rasatelli e cachemire. Questa collezione costruita “a quattro mani” porta con sè dunque i tratti riconoscibili di entrambi, in un continuo intreccio tra le rispettive estetiche, come testimoniano i bozzetti dello stilista, per la prima volta siglati a doppia firma, “Camaiani-Regina”.


Regina Cassolo Bracchi (1894-1974) è nota nel mondo dell’arte semplicemente come Regina, nome con cui firmava le sue opere. La scultrice italiana è tra le protagoniste del secondo futurismo negli anni Trenta e del Movimento Arte Concreta negli anni Cinquanta del Novecento. Originaria di Mede Lomellina e moglie di Luigi Bracchi, noto paesaggista valtellinese, Regina è stata tra le prime artiste dell’avanguardia futurista a realizzare sculture utilizzando materiali innovativi per l’epoca quali l’alluminio, il plexiglass e il filo di ferro. Regina ha aderito nel 1932 al Futurismo e nel 1951 al MAC, il Movimento di Arte Concreta. Nella sua carriera ha partecipato a importanti mostre collettive internazionali come la Biennale di Venezia, la Triennale di Milano e la Quadriennale di Roma. Nonostante questo, Regina non è riuscita a emergere nel panorama artistico del tempo, anche perché non è mai stata rappresentata stabilmente da una galleria e ha avuto solo due personali in vita. I più importanti nuclei attualmente esistenti di sue opere si trovano al GAMEC-Galleria d’arte moderna e contemporanea di Bergamo, al Museo Pompidou a Parigi e nella collezione di Zoe e Gaetano Fermani a Milano. Questi nuclei comprendono circa 50 sculture e 500 tra disegni, tempere e collages ma, soprattutto, comprende i capolavori futuristi in alluminio, quali “Aerosensibilità”, “La Danzatrice” e “La Piccola Italiana”. Attualmente Regina è presente alla Biennale di Venezia con un nutrito gruppo di sculture degli anni Trenta.


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