La Bestiale Comedìa di Vinicio Capossela alle Muse 121206

Capossela alle Muse attraversa lo Stige e ci porta in Paradiso: due ore e mezzo di La Bestiale Comedìa alle Muse tra Battiato, Dondero e Giovanardi

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la Bestiale comedìa di Capossela

di Stefano Fabrizi

Vincio Capossela si presenta nel ruolo che gli è più congeniale, quello del capitano di vascello, in questo caso un Caronte che attraversa lo Stige. Così quando si apre il sipario della Muse di Ancona il 6 dicembre l’istrionico artista è pronto a solcare le onde di un pubblico eterogeneo che ha gremito il teatro dorico . Quella di Ancona è stata la prima data del tour (grazie alla Best Eventi) che lo porterà nei teatri italiani. La data zero due giorni prima all’expo di Dubai: un successo. E ad Ancona il bis.

La Bestiale Comedìa

Vinicio Capossela approfitta dell’anniversario della morte del Sommo Poeta  per portare in scena la sua ricerca nelle figure mitiche e mitologiche che non necessariamente devono far parte della Divina Commedia: se quello di Dante è infatti un viaggio tra i morti per salvare i vivi, la Bestiale Comedìa, vuol essere un itinerario nell’immaginazione musicale e letteraria per redimere il reale dallo smarrimento in cui sembra gettato. La ricerca musicale, artistica e letteraria che Capossela porta avanti da tempo è ricca di riferimenti danteschi. Il concerto attinge da questa vasta discografia. 

Il concerto

La prua del veliero, mentre Capossela indossa una palandrana da bucaniere e cambia cappello con la stessa frequenza con cui cambia strumento. I brani scivolano. Il pubblico applaude. In alcuni brani ritroviamo Branduardi, in altri Bindi e poi c’è il marchio Capossela che intervalla e presenta i brani con temi di attualità: immigrati, omossessualità, capitalismo, carcere come luogo di non riabilitazione. E così il viaggio parte dall’Inferno, fa tappa al Purgatorio per concludersi in Paradiso. Ci siamo purificati? Forse sì. Pur con forte critiche alla società Capossela rimane sempre possibilità di un riscatto sociale.

Le citazioni

Durante le due ore e mezza di spettacolo diverse solo le citazioni dell’artista da Battiato (La torre), a Ciampi (Il vino) e Guccini (La locomotiva). Ampio spazio a La Crus e all’amico Giovanardi che da alcuni anni cura la manifestazione La mia generazione proprio ad Ancona. Ricorda Toni Santagata appena scomparso. E poi legge un capitolo del libro dove si parla del suo incontro con il maestro della fotografia Mario Dondero. Un bel momento, un bel ritratto.

Il finale

Ci sono più di un finale. Ogni volta che il concerto sembrava concludersi con i saluti, riprendeva con altre irruzioni sul palco. Il pubblico ha gradito e in tanti si sono lasciati coinvolgere dai brani più ritmati per ballare (dal proprio posto). Insomma, Vinicio Capossela non ha deluso. 

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