La vita è un cocktail

La vita è un cocktail: parole sussurrate sull’orlo di un bicchiere. Un libro di Renata Mambelli e Valentina Conti

Fabio Brisighelli

Il bancone di un bar è il luogo del rapporto preferenziale che si istaura tra il barman e il cliente, fatto di una solidarietà e di una confidenza, di una consuetudine all’ascolto tra i due dirimpettai del bere che si consolida nel tempo. Chi come tanti di noi è legato al rito del cocktail, a debita distanza da ogni abuso, che rappresenta un momento di quiete ritagliato all’interno della convulsa quotidianità in cui siamo immersi, è consapevole di ricavarne qualche istante di sana euforia, unita a una piacevole colloquialità pronta ad estendersi ad altri possibili avventori del locale.

La vita è un cocktail
La vita è un cocktail

Due care amiche di Ancona, due scrittrici e giornaliste ben note nel milieu culturale cittadino, Renata Mambelli e Valentina Conti (titolare della casa editrice affinità elettive), quasi a riprova della trasversalità di genere del gusto del bere (così come ai barman possono anche affiancarsi le barlady), hanno scritto a quattro mani, guidate da un identico gusto, un delizioso librino sul tema, dal titolo: “La vita è un cocktail – parole sussurrate sull’orlo di un bicchiere”.


La prefazione è in tal senso eloquente sul contenuto del testo: “Chi non ha un cocktail preferito – si chiedono le autrici -? Chi non ha una memoria legata al gusto del gin o della vodka? Può essere una passione nascosta, un amante segreto, o semplicemente le confidenze di un’amica: parole per sempre legate a quel preciso sapore”.


La narrazione procede per brevi capitoli, in numero di 15, ciascuno dei quali ha il titolo delle più celebrate miscele di liquori: dal Cocktail Champagne al Martini Cocktail, dal Manhattan all’Old Fashioned, dal Daiquiri al Bloody Mary, e via sorseggiando per altre nobili misture.


Ad ogni preparato è acclusa una scheda illustrativa della sua storia e del mix di ingredienti necessario a prepararlo, nel suo codificato dosaggio. Ma l’aspetto più originale del lavoro è che ogni cocktail si accompagna a un racconto che lo contiene, dove i variegati personaggi della fertile fantasia delle due autrici rivivono una loro personale storia che a vario titolo si intreccia con la mistura alcolica prescelta, che a volte sembra persino condizionare il decorso degli eventi.


E la prosa che li descrive ha l’icastica vitalità di un’asciutta memoria di vita, in uno stile essenziale che piacerebbe a Hemingway (non a caso citato, quale preciso riferimento al suo incoercibile piacere dell’alcol).  


E se il grande Ernest era un assiduo frequentatore dell’Harry’s Bar di Venezia, Renata e Valentina possono comunque avvalersi con personale godimento di due celebrati locali  anconetani: il Liz Bar di Enzo Chionne (con Cesidia e Alessandro), e il Liberty di Fabio Cesini (con Simonetta). I cui titolari sono stati generosi, per le nostre, di notizie e di esperienze.

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