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 Il Matrimonio di Rosa: Nuovo Cinema Piceno di Ascoli Piceno, Cinema Solaris di Pesaro, Cinema Margherita di Cupra Marittima,  Cineteatro Nuovo di Capodarco di Fermo 

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E’ nelle sale dal 16 settembre il film Il Matrimonio di Rosa grazie ad Officine Ubu. Il Matrimonio di Rosa è una brillante commedia diretta da Icíar Bollaín, che ha trionfato al box office spagnolo ed ottenuto 8 nomination ai Premi Goya.


Il film racconta un fenomeno internazionale, per la prima volta sul grande schermo, che ha origine in Giappone ma che, in pochissimo tempo, si è diffuso in tutto il mondo: il matrimonio in solitaria (“sologamia”). Donne o uomini di ogni età, da soli o in compagnia di familiari e invitati, sentono il bisogno di “impegnarsi” con sé stessi, promettendosi di rispettarsi e amarsi, in una cerimonia che prende in prestito tutti gli elementi del matrimonio convenzionale come il rito, l’abito, l’anello e persino la luna di miele.

Il film sarà disponibile nei seguenti cinema: Nuovo Cinema Piceno di Ascoli Piceno; Cinema Solaris di Pesaro; Cinema Margherita di Cupra Marittima e Cineteatro Nuovo di Capodarco di Fermo.


SINOSSI

Rosa ha un lavoro estenuante, un fratello ingombrante, un padre troppo presente, una sorella piuttosto sfuggente, un fidanzato che riesce a vedere a stento e una figlia che si è appena separata con due bambini. Abituata ad anteporre i bisogni degli altri ai suoi, Rosa sta per compiere 45 anni e la sua vita non solo è fuori controllo, ma è molto lontana dall’essere qualcosa che può definirsi “sua”. Decide così di dare uno scossone alla propria vita e afferrarne le redini, o almeno tentare di farlo. Il sogno di Rosa è riaprire la vecchia sartoria della madre, ma prima vorrebbe organizzare un matrimonio molto speciale: un matrimonio con sé stessa. Senza rivelare a nessuno le proprie intenzioni Rosa convoca i fratelli e la figlia a Benicasim, il paese di origine della madre, come testimoni del suo “matrimonio”. Ma presto scoprirà che i fratelli e la figlia hanno altri piani e ognuno i propri problemi, e che cambiare la propria vita non sarà una facile impresa…


CAST

Candela Peña                      Rosa
Sergi López                         
Armando
Nathalie Poza                    
Violeta
Ramón Barea                     
Antonio
Paula Usero                        
Lidia
Xavo Giménez                   
Rafa
Paloma Vidal                      Marga
Lucía Poveda                     
Lolín
María José Hipolíto         
Laura
María Maroto                    
Ana


DISTRIBUTORE ITALIANO                       Officine UBU


Note di regia

Raggiungere un punto di vista comune tra i sogni di Rosa e il resto della famiglia diventerà una grande sfida, anche quando si tratta di organizzare il proprio matrimonio.

Ci sono molte Rosa tra noi, nella nostra routine quotidiana, e ognuno di noi ha dentro una parte di Rosa. Conoscere ciò che vogliamo veramente e non rinunciarci mai, è uno dei compiti più difficili che tutti affrontiamo nella nostra vita, e che spesso non riusciamo a realizzare. Ma Rosa si impegna a lottare per questo!

Credo umilmente che Il matrimonio di Rosa sia come tornare indietro nel tempo ai miei primi film. È una storia di persone vere, che rappresenta le relazioni tra di loro e con ciò che le circonda, cercando di dare voce ai pensieri interiori sulle cose della vita di tutti i giorni, che riguardano tutti noi, con umorismo ed emotività.



Il matrimonio in solitaria, o sposarsi con se stessi

Alicia Luna e io, Icíar Bollaín, ci siamo imbattute nel “solo wedding” leggendo un articolo di giornale poco più di due anni fa: un giornalista britannico ha raccontava di un’agenzia a Tokyo dove le donne possono realizzare il sogno di sposarsi ed essere “principesse per un giorno” nel loro abito da sposa, con auto da matrimonio e album fotografico inclusi, senza bisogno dello sposo.

Cercando un po’ più a fondo (e andando a Tokyo per incontrare l’organizzatore di questi “matrimoni”), abbiamo scoperto che il matrimonio in solitaria in Giappone hanno più a che fare con l’estetica e l’idea che non avere uno sposo non ti impedisce di diventare una principessa per un giorno e fare delle belle foto, una tradizione molto importante per le donne giapponesi. Queste donne pagano per avere il ricordo più bello della loro vita, e anche per le foto più belle, senza la necessità di sposare nessuno. E in qualche strano modo, questo aiuterebbe la loro autostima.

Tuttavia, al di là del Giappone, Alicia ed io abbiamo presto scoperto che il matrimonio in solitaria è un fenomeno internazionale: le donne di tutto il pianeta, Spagna compresa, da sole o in compagnia di familiari e invitati, hanno iniziato a sentire il bisogno di “impegnarsi” per se stesse: prendersi cura di sé, rispettarsi e, insomma, amarsi, in una cerimonia che prende in prestito tutti gli elementi del matrimonio convenzionale come le promesse, l’abito, l’anello e persino la luna di miele… tranne un piccolo dettaglio: lo sposo.

Dietro l’idea di sposarsi con se stessi, che potrebbe sembrare assurda, ce n’è una più profonda di impegno e rispetto per sé: è l’idea che per essere rispettati dagli altri bisogna prima rispettare se stessi, e che per essere amati bisogna prima amare se stessi. E di conseguenza, avere il coraggio di portare avanti questo impegno nel corso di tutta la vita, “finché morte non ci separi”. In questi matrimoni c’è anche la volontà di andare controcorrente, se necessario, di imparare a dire di no, a disobbedire, cosa che noi donne, per cultura e storia, siamo poco avvezze a fare.

Sposandosi, la persona abbandona l’idea di mettere la propria felicità nelle mani di un’altra persona, e allo stesso tempo smette di essere responsabile della felicità di un altro. Sono idee universali, che valgono sia per gli uomini che per le donne, anche se sicuramente più per le donne, perché veniamo da una cultura secolare in cui le donne devono compiacere e prendersi cura degli altri, provvedendo ai loro bisogni mettendosi al secondo posto.

Sono questioni esistenziali, ma nel mio film vengono raccontate con umorismo ed emozione, attraverso personaggi riconoscibili, umani, fragili e contraddittori, per non dire coraggiosi, pronti e disposti a “premere il bottone nucleare” e ricominciare da capo… Famiglia permettendo, ovviamente. Perché proprio qui si trova il secondo tema del film: come se ricominciare da capo non fosse già abbastanza complicato, ci sarà sempre qualcun altro che si metterà in mezzo per complicare le cose…


La famiglia

Tutti noi assumiamo inconsciamente dei ruoli familiari. Non siamo solo il fratello o la sorella maggiore, quello di mezzo o la più giovane, siamo anche il fratello amichevole, quello prepotente, la sorella viziata o il burlone. Questi sono ruoli familiari che tendiamo a portarci dietro per tutta la vita. Spesso riusciamo a scrollarcene di dosso fuori dall’ambiente familiare, e a inventarne uno nuovo, ma appena torniamo “a casa”, la stessa etichetta si attacca di nuovo, e sembra che ci si possa fare poco.

Spesso siamo anche gravati, consciamente o inconsciamente, dal compito di fare ciò che ci si aspetta da noi, o ciò che pensiamo gli altri si aspettino da noi. A volte, il la famiglia rende impossibile ascoltare ciò che si ha dentro, o si vorrebbe dire.

Rosa ha un fratello, Armando, fin troppo disposto ad assumersi responsabilità che non sono le sue, e a organizzare ciò che nessuno gli ha chiesto di fare, ma è anche impegnato in un lavoro frenetico che usa per cercare di nascondere un matrimonio fallito. Violeta, la sorella di Rosa, che è esattamente l’opposto della sorella, è sempre troppo impegnata per dare una mano, ma è anche spaventata dal passare degli anni e per questo si anestetizza bevendo al punto da perdere il lavoro. E la figlia di Rosa, Lidia, partita da casa per iniziare una nuova vita fuori dalla Spagna, finisce per tornare al nido di famiglia a chiedere aiuto, perché si ritrova sola ad accudire i due figli. Ultimo ma non meno importante è il padre di Rosa, Antonio, un uomo che non è riuscito a colmare l’enorme vuoto lasciato dalla moglie deceduta, se non ficcando il naso negli affari di sua figlia.

Il matrimonio di Rosa mostra i conflitti familiari, i fallimenti e i problemi di tutti e, inutile dirlo, le cose non vanno sempre secondo i piani… E il guaio è che cambiare il ruolo nella sfera familiare, significa che anche altre le parti devono essere riassegnate. E non tutti sono sempre ben disposti al cambiamento.


L’impresa di Rosa

L’idea di Rosa di sposarsi non è che l’inizio di una nuova vita per la nostra protagonista. Una delle cose che Rosa si promette al suo matrimonio è di perseguire i suoi sogni. Abbiamo immaginato una serie di idee diverse su questo nuovo percorso professionale di Rosa, e su quei sogni insoddisfatti che lei si accinge a realizzare. È stato tutt’altro che facile, perché una cosa è voler cambiare la propria vita, un’altra è ottenerlo in un modo che sia credibile in un film. Alla fine, abbiamo deciso che Rosa avrebbe riaperto il laboratorio sartoriale che apparteneva alla madre, e che avrebbe trovato nuove idee per i suoi abiti. Ma è stata la lettura di un recente articolo di giornale su un’attività di abbigliamento online che ha dato forma all’avventura imprenditoriale di Rosa, dando quella credibilità e attualità di cui avevamo bisogno.

Mariquita Trasquilá è un’azienda con un negozio e magazzini in un piccolo villaggio dell’Andalusia chiamato Trebujena, di soli 7000 abitanti. Vanta un fatturato on-line annuo di un milione e mezzo di Euro in abiti da cerimonia. La stessa commessa fa da modella per le pagine web e posa per le vie del paese. Negli ultimi 10 anni, l’attività non ha mai smesso di crescere, come racconta un articolo del quotidiano El Pais.

Nei pochi giorni in cui si svolge il film, Rosa scopre un mercato potenziale con l’aiuto di una ragazza del villaggio, Lolín, un mercato al quale può avvicinarsi lentamente, senza bisogno di grandi investimenti.

Così, ispirandoci all’articolo in questione, abbiamo finito per dare forma al percorso imprenditoriale che Rosa vuole intraprendere, “La sarta senza ditale”, attraverso il quale inizia davvero una nuova vita, un nuovo lavoro e realizza un sogno, dopo il matrimonio con se stessa che dà origine al titolo del film.


La regista Icíar Bollaín

Come regista, Icíar ha iniziato a girare diversi cortometraggi che hanno segnato il suo debutto in questo campo, come Baja Corazón e Los amigos del muerto. Nel 1991, insieme a Santiago García de Leániz e Gonzalo Tapia, ha fondato la compagnia Producciones Iguana, dove ha mosso i primi passi alla regia di lungometraggi. La sua prima uscita è stata Hi, Are You Alone? (1995), seguito da Flores de otro mundo (1999), che l’ha vista vincere il Premio Mercedes-Benz al Festival di Cannes. Ha poi diretto uno dei suoi più grandi successi: Ti do i miei occhi (2003), vincitore del premio Goya per la miglior regista e la migliore sceneggiatura. I lavori successivi includono film come Mataharis (2007); También la lluvia (2010) che ha vinto il Premio Ariel per il miglior film iberoamericano; e Katmandú, un espejo en el cielo (2011).

Icíar Bollaín ha in seguito diretto En tierra extraña (2014), un documentario sugli immigrati spagnoli in Scozia. È tornata alla fiction con El olivo (2016), che ha ottenuto le nomination ai Goya nelle categorie Miglior sceneggiatura, Miglior colonna sonora originale e si è aggiudicato il premio per la migliore interpretazione esordiente di un’attrice (Anna Castillo) e il miglior ruolo non protagonista (Javier Gutiérrez). Il suo ultimo film, Yuli, uscito nel 2018, racconta la storia del ballerino cubano Carlos Acosta.

Nel 2006, Icíar Bollaín ha fondato CIMA, un’associazione di donne che lavorano nel cinema e nella televisione, insieme ad altre registe. La carriera di Icíar è sempre stata riconosciuta nel circuito dei festival internazionali, come ai Goya Awards, ai Gaudi Awards, ai Fotogramas de Plata Awards, agli European Film Awards, al Festival di Cannes, al Bogotá Film Festival, al Berlin International Film Festival, al Festival internazionale del cinema di Palm Springs e al Festival internazionale del cinema di San Sebastián.

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