Sonia Tallevi e Stefano Fabrizi

In ricordo di Sonia Tallevi

di Stefano Fabrizi

Sonia Tallevi, eri uno scricciolo di ragazzina. Ti ho conosciuta quando un giorno sei capitata nella sede di Radio Ondaverde a Ripe (era in via Don Orione). Volevi conoscere quelle voci che sentivi. Tu eri arrivata da poco dalla Svizzera, ed eri bella: minuta, bionda, gentile e con un sorriso stampato sulle gote assolutamente disarmante. Ti piaceva cantare, suonare e comporre musica. Ed eri anche brava nonostante la giovane età. Con quell’accento francese che dava quel tocco di internazionalità che tanto piaceva a Jacqueline Donna, proprietaria del leggendario Miù di Marotta che ti ha voluta per anni con singer per le serate di intrattenimento.


All’epoca, stiamo, credo, intorno alla metà degli anni 70 o poco più, il primo incontro. Ci siamo messi in sala d’incisione: nulla di estremamente professionale, ma quanto basta per registrare una audio-cassetta che ancora conservo. Quel provino l’ho ritrovato e ve lo ripropongo con una scaletta di foto tratte dal suo profilo Facebook. È un modo per ricordarla dopo che una brutta malattia che l’ha colpita due anni fa ed ora ha presentato il suo conto.


Ma torniamo nel passato. Avevi studiato chitarra classica e con questo strumento che suonavi con una certa maestria accompagnavi la tua voce non potente, ma armoniosa e piene di sfumature. Una volta in Italia la tua bravura ti ha permesso, con il nome d’arte di Sonya Levy, di esibirti in diversi programmi Rai, collaborando con tanti artisti come Gloria Gaynor, Ivan Graziani, Enzo Iacchetti, Barbara Cola, Michele Pecora. Hai partecipato al Cocktail Italiano su Rai 3 e Provaci ancora Italia con Renato Zero e al Maurizio Costanzo Show su Canale 5. E non solo. Sei stata notata dal mondo della moda prendendo parte a diverse sfilate come indossatrice e anche come cantante. Come giornalista del Corriere Adriatico ti ho dedicato alcuni articoli che conservavi gelosamente. E pur conquistando diversi riconoscimenti, sei sempre rimasta con i piedi ben saldi alla realtà.


E così non trovando la strada del grande successo, pur continuando a coltivare la tua passione con serate in diversi locali sia in gruppi che come solista, hai scelto come strada maestra quella di costruirti una famiglia. E in Giordano e poi nel figlio Didier hai trovato la stabilità e l’affetto. E punti fermi come la mamma Maria, le sorelle Tiziana e Cristina, la suocera Davina e la compagna di Didier, Martina. E poi i tanti, ma veramente tanti, amici che hai conosciuto lungo la tua, purtroppo, breve strada. Breve, ma che ha ha lasciato dei ricordi indelebili come il tuo sorriso e la tua dote di donna battagliera.


Negli ultimi anni ci si sentiva quasi esclusivamente per telefono, io troppo impegnato al giornale e te un po’ più sedentaria. Mi parlavi della tua vita, dei possibili progetti che stavano in quel cassetto, quello in fondo al cuore, e degli Angeli. Eri pienamente convinta della presenza di queste figure che stanno vicino ad ognuno di noi e che lo consigliano e lo proteggono, però, mi dicevi, “è importante accorgersene, non dimenticarli, anzi cercarli”. E così mi raccontavi del tuo Angelo custode al quale chiedevi consigli e chiedevi assistenza per i tuoi cari. Io, scettico, la ascoltavo. Provavo a dissentire, ma il silenzio dall’altro capo del telefono mi faceva comprendere che non apprezzava questo mio modo di essere agnostico. E si cambiava discorso.


Poi due anni fa l’annuncio, letto su Fb, che una brutta malattia ti aveva presa di mira. E te attraverso il social chiamavi a raccolta la tua “ciurma” per combattere questo male subdolo. Hai affrontato con coraggio tutto il percorso di chemio e radio. Hai mostrato le foto che ti ritraevano senza capelli, ma sempre, e dico sempre, con il sorriso. Poi meno di un anno fa l’operazione che doveva darti qualche speranza, ma che agli occhi di tutti non c’era più, tranne che per te che hai combattuto fino all’ultimo. Il 13 agosto scrivevi su fb: “Vorrei chiedere perdono a tutti i miei amici… purtroppo la mia brutta malattia ha portato via la mia voce.. appena potrò riprenderò le mie piccole lezioni.. grazie a tutti”. Il 17 agosto, con lo sguardo rivolto ai tuoi cari hai chiuso per sempre gli occhi, mentre, penso, il tuo Angelo si occupava dei dettagli per il tuo viaggio di trasferimento in un mondo sicuramente migliore. L’ho rivista il 18 agosto: era tornata uno scricciolo e, secondo me, le era rimasto un sorriso, ma questa volta come quello della Monna Lisa.

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